Cum Grano Salis: il blog di paolino — economia, politica e tutto il resto…

30 giugno 1960

Gente del popolo, par­ti­giani e lavo­ra­tori, geno­vesi di tutte le classi sociali.

Le auto­rità romane sono par­ti­co­lar­mente inte­res­sate e impe­gnate a tro­vare coloro che esse riten­gono i sobil­la­tori, gli ini­zia­tori, i capi di que­ste mani­fe­sta­zioni di anti­fa­sci­smo. Ma non fa biso­gno che quelle auto­rità si affan­nino molto: ve lo dirò io, signori, chi sono i nostri sobil­la­tori: eccoli qui, eccoli accanto alla nostra ban­diera: sono i fuci­lati del Tur­chino, della Bene­dicta, dell’Olivetta e di Cra­va­sco, sono i tor­tu­rati della casa dello Stu­dente che risuona ancora delle urla stra­zianti delle vit­time, delle grida e delle risate sadi­che dei tor­tu­ra­tori. Nella loro memo­ria, sospinta dallo spi­rito dei par­ti­giani e dei patrioti, la folla geno­vese è scesa nuo­va­mente in piazza per ripe­tere «no» al fasci­smo, per demo­cra­ti­ca­mente respin­gere, come ne ha diritto, la pro­vo­ca­zione e l’offesa.
Io nego — e tutti voi legit­ti­ma­mente negate — la vali­dità della obie­zione secondo la quale il neo­fa­sci­smo avrebbe diritto di svol­gere a Genova i1 suo con­gresso. Infatti, ogni atto, ogni mani­fe­sta­zione, ogni ini­zia­tiva, di quel movi­mento è una chiara esal­ta­zione del fasci­smo e poi­ché il fasci­smo, in ogni sua forma è con­si­de­rato reato dalla Carta Costi­tu­zio­nale, l’attività dei mis­sini si tra­duce in una con­ti­nua e per­se­gui­bile apo­lo­già di reato.
Si tratta del resto di un con­gresso che viene qui con­vo­cato non per discu­tere, ma per pro­vo­care, per con­trap­porre un ver­go­gnoso pas­sato alla Resi­stenza, per con­trap­porre bestem­mie ai valori poli­tici e morali affer­mati dalla Resi­stenza.
Ed è ben strano l’atteggiamento delle auto­rità costi­tuite le quali, men­tre hanno seque­strato due mani­fe­sti che espri­me­vano nobili sen­ti­menti, non riten­gono oppor­tuno impe­dire la pub­bli­ca­zione dei libelli neo­fa­sci­sti che ogni giorno tra­su­dano il fango della apo­lo­gia del tra­scorso regime, che insul­tano la Resi­stenza, che insul­tano la Libertà.
Dinanzi a que­ste pro­vo­ca­zioni, dinanzi a que­ste discri­mi­na­zioni, la folla non poteva che scen­dere in piazza, unita nella pro­te­sta, né pote­vamo noi non unirci ad essa per dire no come una volta al fasci­smo e difen­dere la memo­ria dei nostri morti, riaf­fer­mando i valori della Resistenza.

Que­sti valori, che reste­ranno fin­ché durerà in Ita­lia una Repub­blica demo­cra­tica sono: la libertà, esi­genza ina­lie­na­bile dello spi­rito umano, senza distin­zione di par­tito, di pro­ve­nienza, di fede. Poi la giu­sti­zia sociale, che com­pleta e raf­forza la libertà, l’amore di Patria, che non cono­sce le fol­lie impe­ria­li­sti­che e le aber­ra­zioni nazio­na­li­sti­che, quell’amore di Patria che ispira la soli­da­rietà per le Patrie altrui.

La Resi­stenza ha voluto que­ste cose e que­sti valori, ha rial­zato le glo­rie del nostro nuo­va­mente libero paese dopo vent’anni di degra­da­zione subita da coloro che ora vor­reb­bero riap­pa­rire alla ribalta, tra­co­tanti come un tempo. La Resi­stenza ha spaz­zato coloro che par­lando in nome della Patria, della Patria furono i ter­ri­bili nemici per­ché l’hanno avvi­lita con la dit­ta­tura, l’hanno offesa tra­sfor­man­dola in una galera, l’hanno degra­data tra­sci­nan­dola in una guerra sui­cida, l’hanno tra­dita ven­den­dola allo stra­niero. Noi, oggi qui, riaf­fer­miamo que­sti prin­cipi e que­sto amor di patria per­ché paca­ta­mente, o signori, che siete pre­po­sti all’ordine pub­blico e che bra­mate essere bene­voli verso quelli che ho nomi­nato poc’anzi e che guar­date a noi, ai cit­ta­dini che gre­mi­scono que­sta piazza, con­si­de­ran­doli nemici della Patria, sap­piate che coloro che hanno riscat­tato l’Italia da ogni ver­go­gna pas­sata, sono stati que­sti lavo­ra­tori, ope­rai e con­ta­dini e lavo­ra­tori della mente, che noi a Genova vedemmo entrare nelle galere fasci­ste non per­ché aves­sero rubato, o per un aumento di sala­rio, o per la dimi­nu­zione delle ore di lavoro, ma per­ché inten­de­vano bat­tersi per la libertà del popolo ita­liano, e, quindi, anche per le vostre libertà.

E’ neces­sa­rio ricor­dare che furono que­gli ope­rai, que­gli intel­let­tuali, quei con­ta­dini, quei gio­vani che, usciti dalle galere si lan­cia­rono nella guerra di Libe­ra­zione, com­bat­te­rono sulle mon­ta­gne, sabo­ta­rono negli sta­bi­li­menti, scio­pe­ra­rono secondo gli ordini degli alleati, furono depor­tati, tor­tu­rati e uccisi e morendo gri­da­rono «Viva l’Italia», «Viva la Libertà». E sal­va­rono la Patria , puri­fi­ca­rono la sua ban­diera dai sim­boli fasci­sta e sabaudo, la resti­tui­rono pulita e glo­riosa a tutti gli italiani.

Dinanzi a costoro, dinanzi a que­sti cit­ta­dini che voi spesso male­dite, dovre­ste invece ingi­noc­chiarvi, come ci si ingi­noc­chia di fronte a chi ha ope­rato eroi­ca­mente per il bene comune.

Ma per­ché, dopo quin­dici anni, dob­biamo sen­tirci nuo­va­mente mobi­li­tati per riget­tare i respon­sa­bili di un pas­sato ver­go­gnoso e dolo­roso, i quali ten­tano di tor­nare alla ribalta?

Ci sono stati degli errori, primo di tutti la nostra gene­ro­sità nei con­fronti degli avver­sari. Una gene­ro­sità che ha per­messo troppe cose e per la quale oggi i fasci­sti la fanno da padroni, giun­gendo a qua­li­fi­care delitto l’esecuzione di Mus­so­lini a Milano. Ebbene, neo­fa­sci­sti che ancora una volta state nell’ombra a sen­tire, io mi vanto di avere ordi­nato la fuci­la­zione di Mus­so­lini, per­ché io e gli altri, altro non abbiamo fatto che fir­mare una con­danna a morte pro­nun­ciata dal popolo ita­liano venti anni prima.

Un secondo errore fu l’avere spez­zato la soli­da­rietà tra le forze anti­fa­sci­ste, per­met­tendo ai fasci­sti d’infiltrarsi e di rie­mer­gere nella vita nazio­nale, e que­sta frat­tura si è deter­mi­nata in quanto la classe diri­gente ita­liana non ha inteso appli­care la Costi­tu­zione là dove essa chia­ra­mente proi­bi­sce la rico­sti­tu­zione sotto qual­siasi forma di un par­tito fasci­sta ed è andata più in là, ope­rando addi­rit­tura una discri­mi­na­zione con­tro gli uomini della Resi­stenza, che è igno­rata nelle scuole; tol­le­rando un costume ver­go­gnoso come quello di cui hanno dato prova quei fun­zio­nari che si sono inur­ba­na­mente com­por­tati davanti alla dolo­rosa rap­pre­sen­tanza dei fami­liari dei caduti.

E’ chiaro che così facendo si va con­tro lo spi­rito cri­stiano che tanto si pre­dica, con­tro il cri­stia­ne­simo di que­gli eroici preti che cad­dero sotto il piombo fasci­sta, con­tro il ful­gido esem­pio di Don Moro­sini che io incon­trai in car­cere a Roma, la vigi­lia della morte, sor­ri­dendo mal­grado il mar­ti­rio di gior­nate di tor­tura. Quel Don Moro­sini che è nella memo­ria di tanti cat­to­lici, di tanti demo­cra­tici, ma che Tam­broni ha tra­dito barat­tando il suo sacri­fi­cio con 24 voti, sudici voti neofascisti.

Si va con­tro coloro che hanno espresso aperta soli­da­rietà, con­tro i Pastore, con­tro Bo, Mag­gio, De Ber­nar­dis, con­tro tutti i demo­cra­tici cri­stiani che sof­frono per la odierna situa­zione, che pro­vano ver­go­gna di un con­nu­bio inaccettabile.

Oggi le pro­vo­ca­zioni fasci­ste sono pos­si­bili e sono pro­tette per­ché in seguito al baratto di quei 24 voti, i fasci­sti sono nuo­va­mente al governo, si sen­tono par­tito di governo, si sen­tono nuo­va­mente sfio­rati dalla glo­ria del potere, men­tre nes­suno tra i respon­sa­bili, mostra di ricor­dare che se non vi fosse stata la lotta di Libe­ra­zione, l’Italia, pro­strata, ven­duta, sog­getta all’invasione, pati­rebbe ancora oggi delle con­se­guenze di una guerra infame e di una scon­fitta senza atte­nuanti, men­tre fu pro­prio la Resi­stenza a recu­pe­rare al Paese una posi­zione digni­tosa e libera tra le nazioni.

Il senso, il movente, le aspi­ra­zioni che ci spin­sero alla lotta, non furono cer­ta­mente la ven­detta e il ran­core di cui vanno cian­ciando i mise­ra­bili pro­se­cu­tori della tra­di­zione fasci­sta, furono pro­prio il desi­de­rio di ridare dignità alla Patria, di risol­le­varla dal bara­tro, resti­tuendo ai cit­ta­dini la libertà. Ecco per­ché i par­ti­giani, i patrioti geno­vesi, sospinti dalla memo­ria dei morti sono scesi in Piazza: sono scesi a riven­di­care i valori della Resi­stenza, a difen­dere la Resi­stenza con­tro ogni oltrag­gio, sono scesi per­ché non vogliono che la loro città, meda­glia d’oro della Resi­stenza, subi­sca l’oltraggio del neofascismo.

Ai gio­vani, stu­denti e ope­rai, va il nostro plauso per l’entusiasmo, la fie­rezza, il corag­gio che hanno dimo­strato. Fin­ché esi­sterà una gio­ventù come que­sta nulla sarà per­duto in Italia.

Noi anziani ci rico­no­sciamo in que­sti gio­vani. Alla loro età affron­ta­vamo, qui nella nostra Ligu­ria, le squa­dracce fasci­ste. E non vogliamo tra­dire, di que­sta fiera gio­ventù, le ansie, le spe­ranze, il domani, per­ché tra­di­remmo noi stessi. Così, ancora una volta, siamo pre­pa­rati alla lotta, pronti ad affron­tarla con l’entusiasmo, la volontà la fede di sem­pre.
Qui vi sono uomini di ogni fede poli­tica e di ogni ceto sociale, spesso tra loro in con­tra­sto, come peral­tro vuole la demo­cra­zia. Ma que­sti uomini hanno saputo oggi, e sapranno domani, supe­rare tutte le dif­fe­ren­zia­zioni poli­ti­che per unirsi come quando l’8 set­tem­bre la Patria chiamò a rac­colta i figli minori, per­ché la riscat­tas­sero dall’infamia fasci­sta.
A voi che ci guar­date con osti­lità, nulla dicono que­ste spon­ta­nee mani­fe­sta­zioni di popolo? Nulla vi dice que­sta improv­visa rico­sti­tuita unità delle forze della Resistenza? Essa costi­tui­sce la più valida diga con­tro le forze della rea­zione, con­tro ogni avven­tura fasci­sta e rap­pre­senta un monito severo per tutti. Non vi riu­scì il fasci­smo, non vi riu­sci­rono i nazi­sti, non ci riu­sci­rete voi.

Noi, in que­sta rin­no­vata unità, siamo decisi a difen­dere la Resi­stenza, ad impe­dire che ad essa si rechi oltraggio.

Que­sto lo con­si­de­riamo un nostro pre­ciso dovere: per la pace dei nostri morti, e per l’avvenire dei nostri vivi, lo com­pi­remo fino in fondo, costi quello che costi.

San­dro Pertini

 
  • ebbravo, bro­ther. ma ci sei stasera?

  • e come si fa, che si lavora oggi e domani? uff…

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes