Perché, siccome voglio il libero mercato, sono contrario alla privatizzazione dell’acqua
Lo stesso discorso vale per le infrastrutture, le ferrovie, gli aeroporti, le strade, la compagnia degli autobus della vostra città. Invece non vale esattamente per scuola, sanità, servizi. Per questi ultimi vale un discorso diverso.
Ma pensiamo per ora all’acqua. E’ un bel po’ che ci penso. E va così.
Supponiamo di fare scarpe. Siamo gli unici a fare le scarpe. L’abbiamo già visto: se il signor Antonio è il solo a fare le scarpe, le può vendere a quanto gli pare. Poi però il signor Carlo arriva e trac, apre un negozio di scarpe pure lui.
Tutto il sistema funziona perché a tutti conviene fare quello che fanno. E siccome l’unica verità assoluta in economia è che le persone rispondono agli incentivi, tutti faranno quel che gli conviene. Nella fattispecie, Antonio e Carlo faranno scarpe perché staranno meglio facendo scarpe che facendo altro, e i clienti di Carlo e Antonio compreranno le scarpe dove vorranno, a un prezzo che riterranno vantaggioso per quelle scarpe. Lo abbiamo già visto, dicevamo.
Ora facciamo lo stesso ragionamento con l’acqua.
L’acqua è un bene fondamentale, e vabbè. Lo sappiamo. Il fatto importante però è che però l’acqua non è un prodotto.
Non è un prodotto proprio nel senso letterale del termine: non viene prodotta, neanche metaforicamente. Si trova in natura, si prende e si usa. E non si può vendere e comprare, in quanto tale. Ora state attenti perché è un punto sottile. Quello che si compra, sia al supermercato in bottiglia che aprendo il rubinetto e bevendo, è il servizio di trasporto a domicilio (o al supermercato) dell’acqua. Lo ripeto: quello che è in vendita è il servizio di trasporto dell’acqua. Se io vado al fiume e me la prendo e porto a casa nelle taniche, non pago un bel niente. Non si può comprare l’acqua in quanto tale. Se si fa, se si da il diritto solo a pochi di sfruttare l’acqua, allora si fa un danno, e una cosa svantaggiosa dal punto di vista economico. Quindi ok, paghiamo un servizio. E che male c’è?
Beh nessuno, di per sé. Però bisogna stare molto attenti, quando si parla di economia. Bisogna considerare tutti i dettagli.
Supponiamo che io prenda in concessione l’acquedotto di Musarchi. L’acqua di Musarchi viene dall’Alcinedo, il fiume che attraversa Musarchi e poi sfocia in mare. Il fatto è che se io sono l’unico che gestisce l’acqua a Musarchi, tengo tutti i Caroplani di quella città per le palle, come si dice. Nella fattispecie, posso decidere il prezzo che mi piace di più. Che ovviamente è un prezzo bello alto. Siccome senz’acqua si muore, ognuno sarà disposto a dare praticamente tutto quello che hanno per avere l’acqua. Un affare! Momento, però: c’è il fatto che ci sono solo io. Se ci fosse un concorrente, o meglio ancora più di uno, saremmo a posto.
State molto attenti: questo è esattamente il discorso che fanno coloro che sono favorevoli alla «privatizzazione dell’acqua»: una società inserita nel libero mercato sa essere più efficiente, più efficace e in generale migliore nel fornire il servizio. Questo atteggiamento è figlio di una burocrazia, è sbagliato di base, ed è lungo da affrontare. Quindi un’altra volta. Però è falso. Perché?
Perché non c’è scelta, ovviamente. La rete idrica, come una serie di altre cose tipo la rete stradale, le ferrovie, gli areoporti, sono delle cose che in economia si chiamano monopoli naturali. I monopoli naturali sono delle cose per cui il numero ottimale di imprese sul mercato è uno. Il ché, per la concorrenza e il libero mercato è un po’ un pacco.
E quindi? Quindi c’è bisogno che l’azienda unica abbia incentivi un pochino diversi rispetto ad avere un profitto secco. Il che si può ottenere in due modi: o l’azienda unica è lo stato, oppure lo stato impone un’Authority per cambiare gli incentivi dell’azienda unica privata. Il che però è estremamente complicato, nella pratica.
Anche far gestire allo stato l’acquedotto, direte voi. Certo rispondo io. Perché le modalità di gestione sono state storicamente sbagliate, gestite in una burocrazia, appunto. Bisognerebbe fare in modo che la meritocrazia funzionasse anche all’interno della pubblica amministrazione. Cosa complicata anzichenò. Ma per lo meno ci sarebbero gli incentivi elettorali, invece di quelli economici, e si risolverebbe sulla carta il problema del monopolio. Perché un monopolio è sempre male, da qualunque parte stia.
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gufo
8 feb, 2010
ecco lì che siamo d’accordo sulla sostanza,effappiacere. anche se, diciamolo, la conclusione pare un po’ manichea, neh? ma nessuno è perfetto
paolino
9 feb, 2010
Gufo, ti svelerò un segreto: il finale non era così, era un po’ più lungo. Poi però si approfondiva troppo fuori tema e allora ho deciso al volo di tagliare e approfondire il fuori tema un’altra volta, rendendolo così a tema. Solo che mi è rimasta appesa la frase manichea… Che effettivamente è un po’ manichea, ammetto, a rileggerla
Però tant’è è comunque vero, che il monopolio è male. .. 
E visto? Siamo d’accordo! Che non si dica che te le faccio apposta
dirac3000
9 feb, 2010
D’accordo per l’acqua, ma mi piacerebbe capire il tuo punto di vista su «scuola, sanità e servizi», in cui, specialmente per i primi due, credo mi troverei in disaccordo.
gufo
9 feb, 2010
paolino
9 feb, 2010
dirac, lieto che tu sia d’accordo per l’acqua. Per scuola, sanità e servizi, perché credi che ti troveresti in disaccordo? Dopotutto non ho ancora detto che ne penso
Per farla breve, e riprenderò in un post tutto loro l’argomento, scuola, sanità e alcuni servizi non sono da privatizzare, anche se la presenza del privato non è male secondo me. Però comunque deve esserci una presenza di un servizio pubblico forte. La differenza è il motivo: scuola e sanità ed altre cose non sono monopoli naturali. Ma ci sono altri motivi per cui non sono da privatizzare.
Ne riparleremo presto
Marco
10 feb, 2010
Se l’acqua è un monopolio naturale (e su questo concordo!) allora vale ancora di più il discorso che se prima di tutto non sono davvero pubblici tutti i DATI di gestione, che questa sia pubblica o privata alla fine fa pochissima differenza, vedi nel caso di Acea a Roma http://stop.zona-m.net/it/node/93
e, in generale, http://stop.zona-m.net/it/node/51
Se chi fa le cose non si lascia controllare sul serio, che abbia o no scritto nello statuto «non a scopo di lucro» conta ben poco.
paolino
10 feb, 2010
Marco, nono potrei essere più d’accordo con te. Dico qui, parlando d’altro, ma tant’è, che il vero problema di tutto è il problema dell’informazione. E’ uno dei minchiamila argomenti che vorrei riuscire ad approfondire meglio. Però comunque è vero: senza informazioni precise, accessibili e dettagliate ad esempio sulla gestione dell’acqua, non fa tanta differenza. La differenza invece dovrebbe esserci nel momento in cui le informazioni ci sono. Il fatto è che nell’istante in cui tu crei un monopolista privato, sei nei problemi: se io l’acquedotto me lo son comprato, e nessun altro può fare un acquedotto, coi dati che dimostrano che faccio schifo ci puoi fare la birra: se vuoi l’acqua è alle mie condizioni. Voglio dire, l’acquedotto è mio. Se invece l’acquedotto è pubblico, chi gestisce l’acquedotto può essere mandato via, cambiato, premiato, punito. E quindi ha degli incentivi per fare meglio. Almeno in teoria.
p.s. bel sito! Lo aggiungerò ai miei feed
Marco
10 feb, 2010
«nell’istante in cui tu crei un monopolista privato, sei nei problemi: se io l’acquedotto me lo son comprato, e nessun altro può fare un acquedotto, coi dati che dimostrano che faccio schifo ci puoi fare la birra: se vuoi l’acqua è alle mie condizioni. Voglio dire, l’acquedotto è mio. Se invece l’acquedotto è pubblico, chi gestisce l’acquedotto può essere mandato via, cambiato, premiato, punito. E quindi ha degli incentivi per fare meglio. Almeno in teoria.»
Non sono sicuro di essere completamente d’accordo con quanto sopra, ci devo pensare (tanto stiamo parlando solo in teoria, almeno adesso). Prima di tutto, quanti quali sono i casi in cui effettivamente intendono VENDERE l’acquedotto vero e proprio, anzichè «soltanto» appaltare a società interamente private la gestione a scopo di lucro del medesimo? Confesso che non sono pienamente informato su questo punto specifico.
Perchè le due cose non sono mica inevitabilmente legate da una legge di natura. E se al privato ho venduto solo la gestione esclusiva dell’acquedotto posso (devo) farlo benissimo con un contratto che dica «e rispetta questi parametri di qualità altrimenti ti caccio senza appello e chiamo un altro»
O no?
Grazie per i complimenti sul sito!