Omeopatiche opinioni economiche
Chi mi conosce sa perfettamente cosa io pensi della medicina omeopatica. Non starò a ripetermi.
La notizia è invece che mentre me ne stavo a snowboardare allegro allegro, in inghilterra, il 30 gennaio ultimo scorso, esattamente alle 10:23 un tot di persone ha ingurgitato interi flaconi di roba omeopatica. Per protesta. Un’overdose di omeopatia.
Ovviamente, poiché in una pasticca omeopatica ci sono zero molecole di principio attivo, per avere un’overdose ci vogliono infinite pilloline.
Ovviamente è stata una provocazione geniale e nerdissima. Le 10:23 suonano come 10 alla 23 che è l’ordine di grandezza del numero di avogadro. Che è la prova scientifica che nelle pillolette omeopatiche ci sono zero molecole di principio attivo.
Ma dicevo, non starò a ripetermi.
Piuttosto. La cosa mi fa ragionare su una cosa o due. Il fatto è che da un lato, il mio primo istinto è quello di dire beh, carissimi, se proprio volete farvi di zucchero magico guardando dall’alto in basso chi non crede nella magia, fate pure. Si chiama libertà. Se un sacco di gente ci crede non vuol dire che funzioni. Vuol solo dire che vale la pena venderlo. E quindi ci sta dentro che venga venduto.
Dopotutto, voglio dire, non è che siano cose tossiche o pericolose. Nella misura in cui non le passa il welfare e quindi non provoca l’esternalità negativa di intaccare i miei soldi pubblici, tanti saluti. Divertitevi.
Però, razionalmente, mi vien di pensare un pochino diverso, e cioè: partiamo dal presupposto che chi crede nella magia non sia uno stupido o un boccalone. Non tutti, almeno. Io in effetti non conosco nessuno che sia stupido o rincoglionito, tra quelli che credono nella magia. Corollario, credere nell’omeopatia e credere nella magia è la stessa cosa: vuol dire credere che ci siano forze non spiegabili dalla scienza che in qualche modo mistico funzionano comunque nonostante non si riescano a replicare in laboratorio. Esattamente uguale all’astrologia. Ecco. Io tra tutti quelli che conosco che credono nell’omeopatia non riesco a trovarne nessuno che sia meno che molto intelligente, in generale. Anche se cade sulla magia.
E allora? Il problema, io credo, è il maledetto problema dell’informazione.
Il problema dell’informazione è il tallone di achille del libero mercato. Togliete questo problema e tutto funzionerebbe magicamente in modo perfetto.
Per esempio, ci sono tre negozi che vendono lo stesso prodotto. Le scarpe, diciamo. Il primo vende le scarpe a mille lire; il secondo a tremila e il terzo a cinquemila. Dove andate a comprare le scarpe? Dal primo, naturalmente. Ma supponiamo che conosciate solo il secondo e il terzo negozio. Dove andreste? Dal secondo, ovviamente. Del primo non sapete l’esistenza. E quindi paghereste tremila lire un paio di scarpe. Mentre avreste potuto pagarle mille. Il fatto è che avete pagato la mancanza di informazione.
La stessa cosa funziona al contrario: se qualcuno mi dice che le scarpe non le puoi trovare a meno di cinquemila lire, e questo qualcuno ha la mia fiducia, me ne starò di quel che dice. Ora il trucco è fare in modo di avere quella fiducia da parte di un sacco di gente, anche se non mi conosce. Ed essere ovviamente il terzo rivenditore. E’ uno dei mestieri, forse il più importante, della pubblicità. E si fa in un sacco di divertenti modi che discutiamo poi un’altra volta.
Ora cambiamo contesto, diciamo che fabbrichiamo pillole magiche che non hanno alcun effetto verificabile. Se riusciamo a farle vendere a una farmacia, se riusciamo a convincere dei medici che effettivamente la magia esiste e funziona, avremo la fiducia di un sacco di gente. Sia chiaro, di gente anche molto intelligente e per nulla «credulona» normalmente. Perché l’informazione che ricevono è credibile.
Ma questa cosa tira fuori il problema dell’informazione. E quindi è molto contro alla nostra teoria di libero mercato.
E ovviamente vale anche per un sacco di altre cose, nel bene e nel male.
E quindi sono estremamente favorevole al cercare di far conoscere i fatti, attraverso per esempio proteste nerd come quella di sabato scorso. E a cercare di evitare la vendita in farmacia di pillole magiche, tanto quanto non si vendono oroscopi o amuleti in farmacia.
Che ne pensate?

gufo
2 feb, 2010
Vabbe’, se me le studi apposta forse è meglio che ci vediamo un’infnita serie di domeniche e scazziamo ferocemente su ogni cosa
Ma, partescherzi: io sono cresciuta negli anni ’60/’70, quando la fiducia nella Scienza era ben più entusiasta e fors’anche meglio riposta di quanto non lo sia oggi. In particolare, la Medicina (e con la maiuscola intendo la medicina «ufficiale») godeva di una grande popolarità: gli antibiotici, i vaccini, le norme igieniche erano tutte scoperte o recenti o finalmente applicabili e applicate, e indubbiamente davano i loro risultati in termini di vite salvate o migliorate. E qui ci sarebbe da fare un lungo e bel discorso sul come e perchè la Medicina ha perso, negli anni dal ’70 ad oggi, quasi tutta quella fiducia di cui allora godeva: perchè la fiducia, ovvio, non si basa solo sui risultati verificabili, ma su un complesso di fattori. Per esempio, la speculazione recentissima e che è passata senza gnanca un plissè, sull’influenza A, in cui il libero mercato ha mostrato uan delle sue facce peggiori. E, a differenza dell’omeopatia, ha inghiottito soldi pubblici — nostri — in quasi tutto il mondo, senza che vi fosse una solo ragione obiettiva.
Detto ciò, ed è una sola delle cose che si possono dire, solo i fanatici un po’ stolti rifiutano in blocco la Medicina a favore di altre medicine, anche se personalmente ne conosco almeno due che godono di una salute di ferro e sono più grandi di me. Ma facciamo che sia un caso.
Però io mi ricordo che giustappunto quando la Medicina era trionfante, tutta la serie di conoscenze popolari in fatto di salute erano considerate stupidaggini con la stessa ferocia che l’Inquisizione riservava al demonio. Poi, pian piano, tante fra quelle norme popolari sono state avvallate dalla scoperta dei principi attivi che le motivavano pur senza che nessuno fosse ancora in grado di individuarli. E la stessa cosa, tu lo saprai, successe ai primi medici che sostenevano l’importanza di lavarsi le mani prima di assistere un parto: vennero considerati pazzi, maniaci, inutili nel migliore dei casi.
Può darsi, e non lo penso da oggi, che fra i fattori che fanno sì che l’omeopatia funzioni ci sia il diverso approccio al paziente, oppure che funzioni anche «per sottrazione», evitando cioè un abuso di framaci che oggi è diventato normale e di cui sono ancora troppo poco studiati — non a caso — gli effetti sinergici. Non credo che funzioni solo per quello, come non credo che funzioni sempre e per qualunque cosa: ma negare tout court che funzioni, solo perchè al momento non si riesce (e si vuole, poi? io credo che su dieci ricerche almeno otto siano finanziate da chi ha interesse a dimostrare che l’omeopatia non funziona, non il contrario) a capire cosa potrebbe farla funzionare è un buon segno di come il libero mercato sia libero finchè compri quello che fa guadagnare di più. Sì, ok, ho saltato molti passaggi per arrivare a questa conclusione, ma so che la capisci lo stesso
paolino
2 feb, 2010
gufo,
avevo scritto tutta una risposta al tuo lungo e interessante (e non scherzo, giuro) commento. Poi il maledetto wordpress coso se l’è mangiato. Ci riprovo.
Allora, parte che non penso che dobbiamo scazzare: primo, come la penso su queste cose lo sai bene e secondo, alla fine anche se per percorsi diversi arriviamo a conclusioni simili
E poi.
La Medicina tradizionale, quella che ci metti la emme maiuscola, insieme ai fertilizzanti chimici (il nitrato d’ammonio primo fra tutti) ci ha permesso di poter sperare di vivere in media fino a quasi ottantadue anni. Tanto per comparazione, non più tardi del 1910, un secolo fa insomma, l’aspettativa di vita media in Italia era meno di quarantasette anni. Più di un quarto della popolazione moriva prima di raggiungere i dieci anni di età, in media in italia, nel 1910. Oggi? Meno dello zero virgola cinque percento.
Ciò detto, quel che penso sulle medicine alternative e sull’approccio dubitativo già l’ho detto ad Aleks, su questo blog. Ricordi?
Un conto però è non considerare la Medicina come unica evangelica soluzione definitiva e perfetta. Un altro conto è dire che siccome la medicina non è la perfezione allora qualcosa di buono ci deve essere anche nella magia omeopatica.
E sì, sono d’accordo con te, l’approccio al paziente è fondamentale e spessissimo sbagliato in medicina. E anche, spessissimo di farmaci si abusa, sì. Ma dire che l’omeopatia funziona perché c’è un diverso approccio al paziente o perché evitano che si prendano troppi farmaci non vuol dire che l’omeopatia funzioni. Vuol dire piuttosto che ci sono cose da rivedere nella Medicina in generale: ad esempio l’approccio al paziente o l’uso eccessivo dei medicinali. Ma non autorizza a dire che acqua pura sbattuta abbia un effetto qualunque, non più di quanto autorizzi a dire che i nati del cancro debbano sposare bilance per essere felici, o che sgozzare un capretto al plenilunio porta fertilità nella coppia.
Questo per quel che riguarda la parte medica. Sulla parte economica, a cui tengo di più, sono entusiasta di quanto dici: hai tirato fuori un esempio perfetto di problema dell’informazione. L’influenza A. Il non aver sufficiente informazione ha permesso alle case farmaceutiche di approfittarsene, e di togliersi da quella brutta situazione per un’azienda che è il libero mercato.
E anche la tua conclusione, che dici che capisco lo stesso e spero sia così, è un esempio dello stesso problema. O no?