Multe svizzere
Qualche giorno fa è uscita questa simpatica notizia svizzera. In pratica, a uno pieno e ripieno di grano, gli han fatto duecentomila euri di multa per eccesso di velocità.
Questa cosa, in pratica, contravverrebbe la teoria che «la legge è uguale per tutti», no? Ebbene. Ecco cosa ne penso io.
Ci è la necessità di distinguere tra due tipi fondamentali di multa. Ci sono le multe tipo quelle del treno e quelle tipo per eccesso di velocità.
Perché le distinguo? Per il prezzo.
Mi spiego.
Prendiamo un treno, e facciamo finta che i treni funzionino decentemente. Su un treno diciamo che viaggiano 300 persone, e ogni persona spende in media, sempre diciamo, dieci euro di biglietto. Ora, facciamo finta che i treni funzionino in regime di libero mercato. Non è affatto così, in realtà, e questo è male. Ma è anche un’altra storia. Supponiamo invece che sia così. In un regime di libero mercato, il prezzo del biglietto è il prezzo di mercato per quel biglietto. Vuol dire che il prezzo «giusto» per il viaggio di quel treno è di tremila euro. Se ci volesse meno, qualcuno farebbe pagare meno per rubare i clienti al nostro gestore; se ci volesse di più, presto il gestore fallirebbe.
A questo punto, supponiamo che io prenda quel treno, e non paghi il biglietto. Le ferrovie possono fare due cose: far pagare il biglietto di più agli altri o fregarsene del mio biglietto e rimetterci dieci euro. Nel primo caso, io ci guadagno dieci euro e sono felice. Gli altri passeggeri invece ne hanno un danno di 30 centesimi a testa. Nel secondo caso, io ci guadagno dieci euro come prima, e a rimetterci sono le ferrovie. Ma le ferrovie, abbiamo detto, se guadagnano meno di 3000 euro a viaggio non gli conviene più e fanno meglio a chiudere e vendere piadine a cuba. Il risultato è che gli altri passeggeri ci rimettono di non aver più treni da poter prendere.
In entrambi i casi, sia chiaro, non era mia intenzione dare fastidio agli altri. E’ solo capitato perché sono un porco egoista e non pago il biglietto, ma quel che volevo io era guadagnare dieci euro. L’effetto sugli altri è, come dire, collaterale. Questo effetto collaterale del mio essere un bastardo si chiama «esternalità negativa».
Ora mettiamo che invece di prendere il treno prendo la macchina. E mi butto a trecento all’ora in autostrada, come solo uno svizzero o un alessandrino saprebbero fare, ma facciamo finta che lo faccia anche io. Quello che succede è che ho una certa probabilità di ammazzare qualcuno in un incidente. L’effetto sugli altri anche in questo caso non è voluto: non è che miro alle panda in autostrada perché li odio, io voglio solo arrivare in fretta e strafatto di adrenalina. Sono collaterali. Anche qui, abbiamo un’esternalità negativa.
Oh, sia chiaro per inciso, che esistono anche esternalità positive, che sono quelle di quando come effetto collaterale si fa del bene.
Orbene, la differenza tra le due esternalità, quella del treno e quella dell’autostrada funzionano uguale. Però c’è una differenza: per il treno, l’esternalità è relativamente piccola. Per l’autostrada invece è molto grande.
Ora, supponiamo di essere i capi del mondo. Andiamocene in Caroplania.
In Caroplania, ci sono i controllori del treno. E internalizzano l’esternalità. Pareggiano i conti, insomma.
Se prendo un treno senza biglietto in Caroplania, ho una probabilità su cinque di trovare un controllore. In pratica, se viaggio sempre senza biglietto, un quinto delle volte mi faranno la multa. E a quanto corrisponde la multa? In Caroplania, la multa per aver viaggiato senza biglietto è di cinquanta euro. In pratica, se viaggio sempre senza biglietto pareggio i conti.
Ora, potreste dire: se le aumentassimo un po’, le multe, la gente avrebbe meno voglia di non pagare. Voglio dire, avrebbe tutto da rimetterci. Ecco, è vero, ma bisogna anche guardare l’altro lato della medaglia. Le ferrovie.
La società delle ferrovie avrebbe un incentivo per far pagare un po’ più di multe: potrebbe rendere più difficile comprare un biglietto, per esempio. Non va bene. Quindi ecco fatto il prezzo della multa. A questo prezzo, cinque volte il biglietto quando un quinto dei trasgressori viene punito, è il prezzo ideale, il più efficiente. Questo prezzo di multa produce la migliore combinazione di paganti e trasgressori.
Ora parliamo dell’altra esternalità, quella dell’autostrada. In questo caso funzionerebbe uguale, se non fosse per un dettaglio: il costo imposto agli altri in quel caso è molto più alto. In realtà è un costo praticamente infinito: la migliore combinazione di trasgressori e onesti è zero trasgressori e tutti onesti. Non è accettabile una percentuale di morti sulle strade in cambio di una percentuale di arrivi in anticipo.
E quindi, lo scopo della multa è diverso: lo scopo è quello di dare un incentivo forte a non trasgredire. Attenti: qui le cose sono diverse. In un caso, non vogliamo rimetterci, in media, come ferrovia. Nell’altro, vogliamo scoraggiare un comportamento.
Come fare? Beh, un modo è dare una multa che faccia presa, che faccia pensare il trasgressore (ed ancor di più gli altri potenziali trasgressori) che infrangere le regole non è conveniente.
Per esempio, ho una proposta: chi guida sotto effetto di droga perde il diritto ad avere la patente. Per sempre. Non potrà mai più guidare. Questa è un’idea che vale abbastanza: a chiunque, ricco o povero, da molto fastidio non poter più guidare.
Un altro modo è quello di dare una multa molto consistente. Diciamo abbastanza consistente perché anche i più ricchi siano disincentivati dall’andare forte. Solo che se fanno a me una multa da duecentomilaeuri, io son fottuto. Sarebbe una pena sproporzionata, ed appiattirebbe tutta la scala delle gravità dei reati. Se diamo una multa di duecentomila euro a tutti quelli che fanno i centocinquanta in autostrada, che facciamo a quelli che guidano contromano sul marciapiede? Se tanto non posso pagare, non mi fa differenza. Tanto vale esagerare.
Ecco perché secondo me va bene avere multe (del tipo «autostrada») commisurate al reddito. Ma non quelle dell’altro tipo, del tipo «treno».
E voi? Fareste pagare differenziato anche sul treno? O sempre uguale anche per strada?

dirac3000
19 gen, 2010
Secondo me il ragionamento ci sta tutto. E io in generale sono favorevole ai controllori. Ma mi chiedo una cosa: e se a salire sul treno fosse un barbone (mi vengono in mente i barboni sulle metropolitane a Parigi, per esempio)?
gufo
19 gen, 2010
i barboni vengono tollerati un pochino e picchiati un altro pochino in tutto il mondo occidentale, e a seconda del governo che c’è prevale ora una cosa or l’altra. Quanto al ragionamento paolinesco non fa una grinza… in svizzera o in caroplania. in italia, e non c’è bisogno di dirlo, la multa proporzionata al reddito si scontra con l’evasione fiscale: finiresti per pagare molto di più del tuo dentista, o del tuo avvocato, o dell’industriale, del negoziante eccetera.
Quanto al treno, e in generale ai servizi, credo che l’incentivo migliore sia l’ottima qualità del servizio e la certezza psicologica della pena in caso di trasgressione. Anche un popolo con scarso senso civico paga volentieri qualcosa che ne vale la pena, tanto più se sa che magari non lo beccheranno mai, ma se per un caso remoto dovessero beccarlo dovrà sicuramente pagare. Qui funziona che ti ripugna pagare il biglietto per un treno lercio, in ritardo e scomodo. e, in più, se per caso arriva un controllore — e non è detto — e ti fa la multa… be’, dipende poi da com’è, egli controllore, magari è una brava persona e lascia perdere. o magari tu conosci qualcuno che ti può togliere la multa. o magari se la perdono negli uffici.
una risposta accademica è quindi: ottima la multa in proporzione reale se si vuole scoraggaire un comportamento pericoloso, prima di tutto l’incentivo positivo se si vuole solo demotivare un comportamento asociale. in svizzera.
paolino
20 gen, 2010
la cosa curiosa è che l’evasione fiscale soffre esattamente dello stesso problema del non pagare il biglietto del treno: produce un’esternalità negativa. E quindi, la soluzione potrebbe essere quasi la stessa che nel caso dei treni: controllo un quinto della popolazione e se ti sgamo ti faccio pagare cinque volte quello che non hai pagato. Il vero problema dell’evasione fiscale in italia è che la cosa funziona al contrario: più devi e meno paghi. Basti guardare valentino rossi: doveva 112 milioni di euro, ne ha pagati 35. Bisognerebbe a questo punto chiedersi perché è stato possibile, e si scoprirebbe che l’agenzia delle entrate ha avuto un incentivo a fare questa mossa, di pubblicità. Ma questa è un’altra storia.
La certezza della pena fa parte della percentuale di controllo. Mettiamola così: se viene fatta una multa ogni cinque trasgressori, allora la multa deve essere di cinque volte il biglietto.
E l’incentivo positivo va benissimo, è uno strumento forte in più. La multa dovrebbe essere alla fine di tutti gli incentivi il modo per disincentivare il residuo di malcostume.
Ora, i treni lerci, in ritardo e scomodi. E’ vero, uno non si sente tanto incentivato a pagare il biglietto. Però, mica è obbligatorio prendere il treno. Il contratto è: prendo il treno e pago oppure non prendo il treno e non pago. Non si ha il diritto di prendere il treno, per quanto lercio, e non pagarlo. Però questo è vero solo se ho alternative al treno lercio e in ritardo. Se invece trenitalia ha il monopolio del trasporto dal punto a al punto b, allora non ho alternative. E non ho neanche il libero mercato…
I barboni. I barboni sul treno sono un costo: sono per lo meno posti occupati che non possono essere occupati da gente pagante. Siccome il contratto è: paghi e stai o non paghi e non stai, di base non cambia il discorso. D’altra parte, il barbone sale sul treno senza biglietto per lo stesso motivo per cui non si possono far pagare cento milioni di euro al medio signor rossi per eccesso di velocità: la richiesta è ridicola, inattuabile e quindi chissenefrega. Ecco perché ci sta che i barboni siano un po’ tollerati e un po’ allontanati, picchiati no perché non ha mai senso neanche economicamente. Ci sta perché l’economia non è un programma di computer. E’ piuttosto una linea guida per prendere delle decisioni per il bene comune basandosi su scelte individuali. E quindi ci sta di applicarla cum grano salis per la maggior soddisfazione di tutti.
dirac3000
22 gen, 2010
si si, sono d’accordo ancora una volta…
Ci pensavo ieri: dovresti provare ad andare in Inghilterra, lì mi sono addirittura trovato il bus notturno che non si muoveva dalla fermata perchè un tipo ubriaco non voleva pagare il biglietto e abbiamo dovuto aspettare l’arrivo della polizia… Comunque è praticamente impossibile trovare qualcuno che non paghi il biglietto lì (per lo meno a Londra).
paolino
22 gen, 2010
E questa è un’altra cosa interessante: il costo di aspettare la polizia, rispetto a quello del biglietto non pagato dal tipo ubriaco. Di notte probabilmente no big deal, ma fai finta che la cosa fosse successa alle otto del mattino.
Diciamo che su un bus ci siano alle otto del mattino cinquanta persone. Che perdono mezz’ora per aspettare i poliziotti. Fa venticinque ore totali buttate via. Che sono quasi sicuro, valgono più di un biglietto del bus…
Quindi, aspettare la polizia probabilmente non è la soluzione più efficiente. No?