Cum Grano Salis: il blog di paolino — economia, politica e tutto il resto…

giochiamo: ovvero, la teoria dei giochi, primo.

Oggi par­liamo di teo­ria dei gio­chi. Per­ché mi va, ecco perché.

Allora. La teo­ria dei gio­chi è un pezzo della mate­ma­tica che, par­lando di gio­chi è abba­stanza diver­tente. Ovvio, no? Ecco, in realtà c’è da dire che non è pro­prio solo così. Nel senso, parla di gio­chi senza dub­bio, ma i gio­chi della teo­ria dei gio­chi sono anche situa­zioni ben più seriose e com­pli­cate, e infatti i teo­rici dei gio­chi par­lano spesso e volen­tieri di «inte­ra­zione strategica».

Ecco, a me la teo­ria dei gio­chi piace un sacco, per­ché fa diven­tare cose serie e com­pli­cate e dif­fi­cili tra­stulli facili e diver­tenti. Gio­chi, appunto. Ma tanto per capirci, la base di que­sta teo­ria l’ha fatta von neu­mann, che era un pazzo furioso che tanto per dire una delle cose che ha fatto, ha cal­co­lato l’altezza esatta a cui far esplo­dere la bomba ato­mica per mas­si­miz­zare il danno. Ecco, tanto per dire. E poi c’è stato Nash, quello di beau­ti­ful mind, che invece è solo sem­pli­ce­mente tanto schiz­zato da sen­tire le voci e par­lare coi morti. In com­penso, que­sto sim­pa­tico omino che sta coi pazzi è stato uno dei membi di elite del think tank che deci­deva le stra­te­gie per com­bat­tere la guerra fredda. E la teo­ria dei gio­chi gli ha dato anche un nobel.

Ordun­que, quindi. Tutto il mondo parla di teo­ria dei gio­chi par­tendo dal dilemma del pri­gio­niero. E quindi lo fac­ciamo anche noi. Gio­chiamo a un gioco. Pren­dete le carte da gioco e un avver­sa­rio. Ora, ogni gio­ca­tore (voi e l’avversario) prende un asso nero e uno rosso. Ad esem­pio, tu prendi l’asso di cuori e quello di fiori, e l’avversario prende l’asso di qua­dri e quello di pic­che. Facile, finora. Poi ci sono io che fac­cio il maz­ziere, il banco insomma. Ecco le regole del gioco. Si gioca a soldi. Ognuno, ad ogni mano, mette giù una carta coperta. Fai­tes votre jeau. Quando le jeaux sont fai­tes, rien ne va plus, allora io che sono il banco, il maz­ziere insomma, giro le vostre carte calate. Le giro io per­ché almeno fac­cio qual­cosa anche io.

Ora, a seconda delle carte gio­cate si vince o si perde. Così. Allora, se tu gio­chi nero e l’altro gioca nero, il banco, cioè io, vi paga cin­que euri cia­scuno. Se invece gio­chi rosso e l’altro anche gioca rosso, allora ognuno di voi paga al banco tre euri. Ma se tu gio­chi rosso e l’altro nero, tu vinci dieci euri e l’altro ne paga otto. Bon. Que­ste le regole.

Ora gio­cate. Tro­vate la stra­te­gia che più vi con­viene. Ini­ziamo da una gio­cata sola. Una sin­gola gio­cata di que­sto gioco è facile da trat­tare, e spie­ghe­rebbe già un po’ di cose sim­pa­ti­ca­mente agghiac­cianti, tipo: qual’è la stra­te­gia migliore da tenere con le armi nucleari? Ecco, così fun­ziona la teo­ria dei gio­chi: che si inventa un gioco e si stu­dia ma in realtà per ricon­durlo a una situa­zione dove serve della stra­te­gia reale.

Rifor­mu­liamo il gioco delle carte con le bombe ato­mi­che. In maniera un pochino sem­pli­fi­cata ma comun­que effi­cace. Invece che le carte, abbiamo il bilan­cio per la cre­scita delle armi nucleari della nostra super­po­tenza. Gio­care rosso equi­vale a spen­dere per le armi ato­mi­che. Gio­care nero equi­vale a non spen­dere per le armi ato­mi­che. Ecco cosa suc­cede, quindi: se l’Unione Sovie­tica non spende e gli Stati Uniti non spen­dono, ci gua­da­gnano entrambe. Nella fat­ti­spe­cie, non può suc­ce­dere niente, che rispetto a una guerra ato­mica è un gua­da­gno secco. Un gua­da­gno di cin­que, nelle nostre unità arbi­tra­rie di benes­sere. Se invece gli Stati Uniti non spende ma l’Unione Sovie­tica sì, l’Unione Sovie­tica ha un gua­da­gno in potere, rispetto al danno che può rice­verne. Gli Stati Uniti ci vanno sotto un casino. Ci vanno sotto otto. L’Unione Sovie­tica invece si piglia bene dieci. Ovvia­mente, que­sto caso che abbiamo visto ora è sim­me­trico, e pos­siamo dire lo stesso scam­biando USAURSS.

Infine, pos­siamo fare l’ultimo caso: sia URSS che USA si armano. Spen­dono un casino; peg­gio­rano il benes­sere della pro­pria gente, visto che non pos­sono spen­dere in wel­fare i soldi che spen­dono in bombe acca; rischiano guerre ato­mi­che più distrut­tive. Però dimi­nui­scono il rischio di farsi met­tere sotto del tutto dall’altro. In totale, insomma, ci rimet­tono cia­scuna tre. Ma entrambe vanno a stare peggio.

Ora fate finta di essere voi a dover deci­dere, al polit­buro, come spen­dere i soldi del bilan­cio. Bombe ato­mi­che o scuole e pane? Gio­cate numerosi!

Al più pre­sto la soluzione.

 
  • Lo so che ne abbaimno par­lato mille volte, ma io ogni volta perdo la pazienza così mai capi­sco e adesso ti posso fare in per­fetta buona fede la domanda: «Ma quanto conta l’esempio posi­tivo? o comun­que si chiami quella cosa secondo cui, per esem­pio, ti senti una merda a but­tare una carta per terra a Zurigo e un cre­tino se invece a Roma cer­chi un cestino? Per­chè nelle carte da gioco decide solo il caso, ma nella guerra, fredda o ato­mica che sia, no. augh.

  • Uh allora. A parte che conto di tor­narci su poi. Ma comun­que, ecco: è tutto incluso nei premi. Nelle carte da gioco, in que­sto gioco qui, non decide il caso. Il caso in que­sto gioco (ma in altri gio­chi sì) non ci entra. Ma invece nella guerra ato­mica, ci entrano con­si­de­ra­zioni le più sva­riate, da «con­qui­stare il mondo» a «mori­remo tutti» con ognuna il loro pez­zet­tino di peso. Vin­cere otto, per dire, può voler dire vin­cere in realtà ven­ti­quat­tro ma rimet­terci –in salute, stima, sod­di­sfa­zione, appar­te­nenza, quello che vuoi– sedici. Il totale di tutto è quanto vinci (o perdi). Ti torna?

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes