Cum Grano Salis: il blog di paolino — economia, politica e tutto il resto…

Una, o piuttosto molte, riflessioni sui massimi sistemi da treno

Que­sto post è un post un po’ che era un po’ che mi girava per il capo, un po’ che spero sti­moli la discus­sione, come dire. Un po’ anche divul­ga­zia e un po’ etica in senso lato.

Allora, par­tiam dal prin­ci­pio. Tutto è nato da due o tre fatti degli ultimi tempi.

Il primo fatto sono gli autobi (si dice così?) degli atei, gra­zie a dio dio non esi­ste o una roba così, che non ricordo. Ora, sia chiaro hic et nunc che il mio approc­cio alla deità è quella di un sano agno­sti­ci­smo, come a dire: io non so se dio ci è o ci fa. Non posso dire dio non esi­ste, e non posso dire dio esi­ste. A volte mi sem­bra che dio esi­sta e altre volte mi sem­bra una cosa senza senso. Peral­tro, le volte che mi pare che dio esi­sta, sono d’accordo col mae­stro nel soste­nere che se dio non ci fosse biso­gne­rebbe inven­tarlo, e que­sto è quel che fac­cio quando dico che dio esi­ste. Ma non è que­stione. La que­stione invero è che secondo me, se dio ci è, se ne fotte. Non ho inten­zione nean­che da lon­tano di pas­sare dalla deità alla reli­gione, se non per dire che la reli­gione, di base, con dio ci azzecca solo di stri­scio, per caso, come dire. E io credo che sia que­sto il vero punto fon­da­men­tale: dio se ne fotte di base, figu­rarsi delle religioni.

Mi rendo conto che que­sto punto di vista, detto così, possa appa­rire super­fi­cia­lotto non poco. Ecco per­ché ora appro­fon­di­sco un po’, giu­rin giurella.

Sup­po­niamo che io voglia fon­dare una reli­gione tutta mia, il pao­li­ni­smo, per dire.
Per farlo avrò biso­gno di una serie di ele­menti. Ma atten­zione, non avrò neces­sa­ria­mente biso­gno di un dio. Tipo, il bud­di­smo il dio non ce lo mette pro­prio del tutto. O il comu­ni­smo, o la medi­cina omeo­pa­tica. La reli­gione in realtà è un codice di com­por­ta­mento di una comu­nità. Sono regole, fon­date per di più sui valori. E’ l’etica del pre­sente. Nel senso del tempo pre­sente, modo indicativo.

Io ho impa­rato que­sta cosa qui: un discorso lo si può fare al pre­sente, al pas­sato o al futuro. Ogni tempo ha una sua etica. Vi fac­cio un esem­pio: al tempo pas­sato, l’etica è della colpa. Al pre­sente, è l’etica dei valori. Al futuro, l’etica della costru­zione. Non è una roba che mi sono inven­tato io, eh, è ari­sto­tele credo. O cice­rone. Insomma, uno di quelli che sapeva parlare.

Tipo, tanto per fare un esem­pio che rin­vanga, Talpa, hai cor­rotto la Com­pa­gna (tempo pas­sato): Talpa hai com­messo una colpa.

Oppure Talpa, sei brutto (non pren­der­tela, talpa, è solo un esem­pio). Tempo pre­sente. Nel mio sistema di valori è così e bon, non ci si fa un cazzo.

Oppure, Talpa, so che non ripe­te­rai (futuro) più certi errori. E’ una pro­messa, una costru­zione di un accordo.

Gra­zie talpa, puoi sederti.

Ora.

Ora, suc­cede che la reli­gione usa il pre­sente, uni­ver­sal­mente: per­sino quando c’è il futuro, par­to­ri­rai con dolore, per causa di un pas­sato, hai man­giato la mela, la seman­tica è tutta pre­sente: par­to­ri­sci con dolore per­ché sei peccatrice.

La gente, il famoso «popolo bue», sem­pre, usa il pas­sato. Ogni tanto il pre­sente. La poli­tica usa il futuro, o almeno dovrebbe usarlo. La gente dice «i rumeni hanno stu­prato una ragazza. Pren­dia­moli e fac­cia­moli a pezzi.» Il rad­driz­za­mento col tempo pre­sente di una colpa. Di un tempo pas­sato. La poli­tica invece dice (o dovrebbe dire): ebbene se edu­chiamo i rumeni ad un atteg­gia­mento diverso nei con­fronti di donne ed alcol, avremo meno stu­pri (si intende che sto tirando a caso, sia sull’etnie che sulle solu­zioni, eh… E’ solo per fare un esem­pio). Futuro. A que­sto punto la poli­tica che sento oggi dice una cosa un po’ diversa. Dice: ebbene, pren­diamo i rumeni e met­tia­moli in galera: i rumeni sono peri­co­losi. Ora, dire «i rumeni sono peri­co­losi» è una frase al tempo pre­sente. Quindi la poli­tica non ci deve avere a che fare. Però par­lare come il popolo bue, cioè al pas­sato, e come la reli­gione, cioè al pre­sente, fa voti. Ma non è di poli­tica che voglio
parlare.

Voglio invece con­ti­nuare un attimo il discorso della reli­gione. Del tempo pre­sente (è un modo ottimo per risol­vere i con­flitti: por­tare la discus­sione sul tempo pre­sente. «Ecco, non hai fatto la lava­trice. In que­sta casa fac­cio tutto io.» «Hai ragione, ecco fac­ciamo così: la pros­sima volta ricor­da­melo, così sicu­ra­mente farò la lava­trice» [pace­for­tis­sima mia ado­rata, lo so che non dico così, che pre­dico bene e raz­zolo male, ma mon­te­squieu diceva che la diplo­ma­zia non dev’essere pia­ce­vole, dev’essere effi­cace. Invece io voglio che tra noi anche le lava­trici siano pia­ce­voli… ;) ])

Il discorso della reli­gione si è pale­sato in tutta la squal­lida sto­ria di Eluana, mar­tire con­tro­vo­glia dell’anno. Ragio­niamo razionalmente.

Eluana Englaro è stata dicias­sette anni in stato vege­ta­tivo auto­nomo. Vuol dire che le uni­che cose che sapeva fare da sola erano respi­rare, far cir­co­lare il san­gue e far fun­zio­nare l’intestino. Cioè più o meno aveva la stessa abi­lità neu­ro­lo­gica di una von­gola. Ora, lasciamo stare tutti i discorsi di pro­to­colli, del padre, delle cli­ni­che ecce­tera. Il nodo di tutta la que­stione è un pro­blema di tempo ver­bale. La chiesa parla al pre­sente: la vita è sacra. Anche da von­gola. La magi­stra­tura parla al futuro: se inter­rom­piamo l’alimentazione, por­remo fine alla sua sof­fe­renza. Sic­come sono eti­che diverse, non c’è modo di capirsi, senza nean­che con­si­de­rare il met­tersi d’accordo. Ugual­mente accade in tutte quelle cose dove c’è un con­flitto di que­sto tipo: abor­tire è brutto. Certo, non credo esi­sta nes­suno che si diverta ad abor­tire. Abor­tire rispar­mierà una o due o tre vite dalle sof­fe­renze di essere madre, o padre, o figlio senza essere in grado di gestire la cosa. Il pre­ser­va­tivo è pec­cato, dac­ché è scritto di non disper­dere il seme. Il pre­ser­va­tivo mi ripara dalle gra­vi­danze acci­den­tali o dalla morte dolo­rosa e lunga a venire dell’AIDS. Tutti con­trap­po­sti tra pre­sente e futuro, tra etica dei valori ed etica della costruzione.

Ora, ci sono due morali: la morale del sin­golo, che parla il tempo pre­sente, e la morale della poli­tica, che parla il tempo futuro. Non è detto che le due coin­ci­dano. Anzi…

Ad esem­pio: quinto, non ucci­dere. Nel mio, nel nostro, sistema di valori, ucci­dere è giu­sta­mente male. Ma nel sistema di valori della poli­tica, che è (o dovrebbe essere) quello che aspira al bene del comune pub­blico, que­sto non sem­pre è vero. E’ la vec­chia sto­ria: se potessi viag­giare nel tempo, tor­nare a monaco nella bir­re­ria dove un gio­vane Adolf Hitler beve birra e dise­gna, lo ucci­de­re­sti? La rispo­sta giu­sta, secondo me, è che no, io non lo ucci­de­rei, per­ché sarebbe comun­que omi­ci­dio e non vivrei bene il dopo. Non ci riu­sci­rei nep­pure, forse. Ma una poli­zia o un eser­cito o comun­que una pro­pag­gine della poli­tica in senso lato, dovrebbe tor­nare indie­tro nel tempo e farlo fuori. Sem­pli­fi­cando molto, eh, que­sto. Però insomma, a capirci. La poli­tica al futuro, quando la gente al pre­sente. Obama lo ha fatto mol­tis­simo nella sua impo­sta­zione comu­ni­ca­tiva: Change. La capa­cità comu­ni­ca­tiva di Obama è stata di fatto una: saper par­lare al pre­sente, per assiomi di valori con­di­visi, di mes­saggi al futuro, di poli­tica di cam­bia­mento, di costru­zione e di effi­ca­cia­nel momento e non in asso­luto. Bush dice: Chi non è con noi è con i ter­ro­ri­sti. Estre­ma­mente al pre­sente. Obama, invece: diciamo ai musul­mani che se farete i furbi non vi per­do­ne­remo, se ci rispet­te­remo, lavo­re­remo insieme in pace e pro­spe­rità. Tutto un’altra cosa.

Ecco. A que­sto punto ci vuole una defi­ni­zione: una poli­tica che parla al futuro si chiama Demo­cra­zia. Una che parla al pre­sente la chia­me­remo invece Teocrazia.

E tutto que­sto post fiume era per dire che secondo me viviamo, oggi in Ita­lia, in una teo­cra­zia. E che dovremmo costruire qual­cosa che sia un’alternativa a que­sta teo­cra­zia e che non sia un’altra teo­cra­zia. Come invece l’opposizione di oggi­giorno è. Una rispo­sta demo­cra­tica, nel senso della defi­ni­zione che ho dato, all’impostazione teo­cra­tica che il ber­lu­sco­ni­smo è, o il vel­tro­ni­smo o pro­di­smo vor­reb­bero ma nep­pure rie­scono ad essere.

E ora a voi, me la dite la vostra?

 
  • grocco tan­tis­simo le tue parole, fra­tello d’acqua. possa tu non avere mai sete. tu sei dio.
    :-)

  • (mio pre­ce­dente com­mento trat­tasi di quanto più da nerd sia riu­scito a con­ce­pire. chi ne indo­vina la fonte è mille volte più nerd di me! :-D )

  • Occazzo…è un blog, questo!

  • Io sono dac­cordo su tut­tis­sima la linea (il com­mento prima era prima di leg­gere il blog, solo dando un’occhiata al vesti­tino nuovo bel­lis­simo). E mi è pia­ciuto un sacco. Un’analisi inte­res­sante.
    Ma ho ancora voglia di sui­di­darmi col gas.

  • @.G: non esa­ge­rare, veh… Dio sarà mica troppo? Fac­ciamo non so..Arcangelo? :P

    @e.: occazzo, sì, è un blog :) è il nuovo mio blog, che il vec­chio mio blog mi aveva un po’ stu­fato. Devo ancora finire di siste­marlo, però… E sono con­tento che ti sia pia­ciuto anche il post, e potre­sti anche appro­fon­dire un po’ sull’analisi, invece che sui­di­darti col gas, che col gas non ci si rie­sce nean­che, a sui­ci­darsi, figu­ria­moci a sui­di­darsi :D

  • caaaaaaaz­zoooooo! sei min­chia­mila volte più nerd di me! ti apprezzo tan­tis­simo! :-D

  • eddài, lo sapete che i nerdi li invi­dio troppo: di chi è la cita­zione, di chi è???

  • …potremmo farci su un quiz­zone a premi… :-D

  • ma bello il nuovo blog!
    e per il resto, sot­to­scrivo tutto-tuttissimo :)

  • eddài, mi accorgo ora che mica mi avete rispo­sto, sulla cita­zione.. e chissà se vedrete mai que­sto com­mento, ohimè.

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