C’è che la strega è intervenuta nel dibattito, ha accolto l’invito. E allora, anche se magari licealmente o banalmente (ma no, strega, non mi sono offeso
) mi sembra giusto rispondere. A lei e ai suoi commentatori.
Gli è che la banalità della cosa, in realtà, non mi è ancora del tutto chiara: se è vero, come sono certo che sia, che grazie ci avevamo pensato, devo dire che allora abbiamo anche fatto di tutto, e continuiamo a far di tutto, perché non si veda per niente, che ci abbiamo pensato. Perché se il problema certo è “come”, anche il concetto in sé non è scontato. E infatti mi sembra che la strega dica che insomma, non di solo futuro vive l’uomo, che il “lavoro non si tocca” o “la resistenza l’abbiamo fatta noi” è un presente e un passato che devono appartenere ad un’offerta politica anche, o soprattutto, della sinistra. Ecco. E allora dico, no che non ci avevamo pensato.
Perché la questione è che se è vero che “il lavoro non si tocca” può essere un principio sano e saldo della sinistra, “il lavoro non si tocca” non è né sarà mai un accettabile programma politico. Perché non è un programma, semplicemente. E’ un principio dogmatico tal quale a non so, “non fornicare”. Più sano e saldo, forse, ma fatto di un tessuto della stessa qualità. Roba buona per gli slogan da manifestazione, che infatti sono la manifestazione popolare (che, ho detto, passa per il presente) di una politica che con la politica vera nulla ha a che fare se non come direttiva di principio dagli elettori ai decisori.
Ma la religione, ho provato a dirlo già, non si distingue dalla laicità nella collocazione del dogma, l’aldiquà o l’aldilà. Piuttosto, si distingue nel tono del principio.
Il passato invece, sempre dal punto di vista di una proposta politica, è più rischioso: la resistenza l’abbiamo fatta noi può essere anche vero (e vero non è sempre, ma molto spesso) ma non aggiunge nulla ad una proposta politica, se non un po’ di spocchia e di polvere. E’ come se una squadra di calcio programmasse i ritiri e gli allenamenti della prossima stagione in base al fatto che ha vinto uno scudetto vent’anni prima. Per quanto la squadra e i suoi tifosi possano essere fieri dello scudetto vinto, non aggiunge pane alla zuppa: il futuro è altra cosa. Il che, sia chiaro, non toglie l’importanza della resistenza e la sacralità dei suoi principi (che infatti sono al presente). Ma chiunque l’abbia fatta.
Obama.
Obama io personalmente non credo che sia particolarmente un genio. Diciamo nella media dei capi di stato (i quali, spero sia chiaro a tutti celie a parte, sono solitamente di ottima caratura mentale. Sì, anche Berlusconi o George W. Magari in malafede, ma intelligenti. Poi, quel che vogliono sembrare è un’altra cosa. Ma questa è ciccia magari per un altro post). Ma obama ha fatto del cambiamento, del rinnovamento e della freschezza i suoi cardini. E ne ha avuto ben donde, dopo l’ottennio repubblicano. Spero che i miei tre lettori concordino con me sulle basi: e cioè che l’obama presidente è il prodotto del marketing democratico. A Obama manca un programma globale e assoluto. Ma il suo grande pregio è che ha saputo, in campagna elettorale, circondarsi di gente brava e preparata. Ma soprattutto giovane. Il carisma di Obama è fatto di robe niente male, quanto a oratoria, eh: cose come:
Era un credo scritto nei documenti dei padri fondatori, che dichiararono il destino di una nazione. Yes we can.
Fu sussurrato dagli schiavi e dagli abolizionisti mentre tracciavano un sentiero verso la libertà: Yes we can.
Fu cantato dagli immigrati arrivando da rive lontane, dai pionieri che si avventurarono a ovest contro un’impietosa e selvaggia natura. Yes we can.
Fu il grido dei lavoratori che si organizzarono, delle donne che arrivarono ai seggi, di un presidente che scelse la luna come nuova frontiera e di un re che ci portò sulla cima del monte e ci mostrò la terra promessa. Yes we can.
Sì, possiamo avere giustizia ed uguaglianza.
Sì, possiamo avere opportunità e prosperità.
Sì, possiamo risanare questa nazione, sì possiamo riparare questo mondo.
Yes we can.
Sappiamo che la battaglia innazi a noi sarà lunga, ma ricordatevi sempre che qualunque siano gli ostacoli sul nostro cammino, nulla può fermare il potere di milioni di voci che chiedono di cambiare.
Un coro di cinici ci ha detto che non possiamo far questo.Diventeranno solo più rumorosi e dissonanti.
Ci è stato chiesto di fermarci e di renderci conto dell’assurdità della cosa. Siamo stati avvisati di non offrire alla gente di questa nazione una falsa speranza. Ma nell’improbabile storia che si chiama America non c’è mai stato nulla di falso nella speranza. Ora le speranze di una bambina in una scuola pericolante a Dillon sono le stesse dei sogni di un ragazzo che impara sulle strade di Los Angeles.
Ci ricorderemo che qualcosa sta accadendo in America. Che non siamo divisi come suggeriscono i nostri politici. Che siamo un popolo solo, una nazione sola, e insieme cominceremo il prossimo grande capitolo della storia americana, con tre parole che risuoneranno da costa a costa, da oceano a scintillante oceano.
Yes. We. Can.
Il carisma di Obama, io vorrei che me lo trovaste in Italia. Ma il carisma di obama non è di obama: è di un ragazzo ventiseienne, laureato in lettere ad Harvard. Che di mestiere scrive i discorsi di Obama. Chi scrive i discorsi di Fassino? O di Franceschini? Qualcuno sa il nome di un ventiseienne laureato in lettere che scrive gli interventi di Napolitano? Ecco. Questo è il pregio di Obama, non l’avere un programma universale di risoluzione dei problemi. Ma questo programma non lo hanno avuto mai, neanche marx, lenin o maotsetung.
Concludo, dicendo che la scientificità, la sperimentazione, non è alchimia. Mischiare e vedere cosa esce fuori difficilmente porta a risultati. Certo, la sperimentazione è importante, e bisogna verificare i risultati. Ma prima bisogna pensare a cosa fare.
Ma “informiamo i signori viaggiatori che tra pochi minuti arriveremo nella stazione di Genova piazza principe. Next stop Genova piazza principe.” E quindi chiudo. Ma voi, oh, buttatevi nella mischia e fateci sapere che ne pensate.
Tags: futuro, la strega, passato, politica, presente, principio, religione, uomo
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ehi, ehi, non ci ‘amo capito, e me dispiàs.
«Il lavoro non si tocca» era un esempio mio che ti dava ragione a te: non programma nè trovata geniale — dicevo nel mio post — ma, appunto, dogma. Che spesso ha portato e porta a robe aberranti come difendere industrie mortifere, proprio perchè da tempo manca una visione, un programma, globale.E, forse non ho saputo spiegarmi, quel programma dev’essere in grado, per acchiappare la gente, di incarnare fortemente una speranza di miglioramento: anche attraverso la rivalutazione di un passato — come infatti fa Obama con i pioneri — che nel momento in cui lo difendi e lo rivendichi diventa un «tuo» patrimonio, com’è giusto, contro chi invece lo vorrebbe svilire e dimenticare.
L’alchimia: anche accettando che «La Scienza» sia una scienza esatta
, nelle scienze umane si può solo procedere per tentativi e nessuno può neppure avere un’idea, ora come ora, di quale tentativo potrà dare qualche risultato.
Le Idee, tante idee invece, sono state pensate e spesso anche già provate su piccola scala.
Ma c’è ancora troppa gente, nella vasta area che comprende i «sinceri democratici» — siano essi sinistri o rosini o solo sinceri — che non ha la minima idea di quante e quali idee innovative stiano attualmente circolando per il mondo. Di quante siano già state messe in pratica, di quante offrano soluzioni semplici a problemi considerati complessi: io stessa, che lo dico, ne so solo un po’, e male.
Perchè, certo, noi nel marketing non siamo invece bravi per nulla, e anche succede che chi ha ottime idee in genere ha ben pochi soldi.
Ma ciò non toglie che siano queste idee innovative quelle su cui andrà fondato un programma che possa avere un minimo di senso.
Epperò, guarda qui cosa mi fai fare, un commento-fiume…


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