Cum Grano Salis: il blog di paolino — economia, politica e tutto il resto…

Di politica, rispondendo alla strega

C’è che la strega è inter­ve­nuta nel dibat­tito, ha accolto l’invito. E allora, anche se magari liceal­mente o banal­mente (ma no, strega, non mi sono offeso :) ) mi sem­bra giu­sto rispon­dere. A lei e ai suoi commentatori.

Gli è che la bana­lità della cosa, in realtà, non mi è ancora del tutto chiara: se è vero, come sono certo che sia, che gra­zie ci ave­vamo pen­sato, devo dire che allora abbiamo anche fatto di tutto, e con­ti­nuiamo a far di tutto, per­ché non si veda per niente, che ci abbiamo pen­sato. Per­ché se il pro­blema certo è “come”, anche il con­cetto in sé non è scon­tato. E infatti mi sem­bra che la strega dica che insomma, non di solo futuro vive l’uomo, che il “lavoro non si tocca” o “la resi­stenza l’abbiamo fatta noi” è un pre­sente e un pas­sato che devono appar­te­nere ad un’offerta poli­tica anche, o soprat­tutto, della sini­stra. Ecco. E allora dico, no che non ci ave­vamo pensato.

Per­ché la que­stione è che se è vero che “il lavoro non si tocca” può essere un prin­ci­pio sano e saldo della sini­stra, “il lavoro non si tocca” non è né sarà mai un accet­ta­bile pro­gramma poli­tico. Per­ché non è un pro­gramma, sem­pli­ce­mente. E’ un prin­ci­pio dog­ma­tico tal quale a non so, “non for­ni­care”. Più sano e saldo, forse, ma fatto di un tes­suto della stessa qua­lità. Roba buona per gli slo­gan da mani­fe­sta­zione, che infatti sono la mani­fe­sta­zione popo­lare (che, ho detto, passa per il pre­sente) di una poli­tica che con la poli­tica vera nulla ha a che fare se non come diret­tiva di prin­ci­pio dagli elet­tori ai decisori.

Ma la reli­gione, ho pro­vato a dirlo già, non si distin­gue dalla lai­cità nella col­lo­ca­zione del dogma, l’aldiquà o l’aldilà. Piut­to­sto, si distin­gue nel tono del principio.

Il pas­sato invece, sem­pre dal punto di vista di una pro­po­sta poli­tica, è più rischioso: la resi­stenza l’abbiamo fatta noi può essere anche vero (e vero non è sem­pre, ma molto spesso) ma non aggiunge nulla ad una pro­po­sta poli­tica, se non un po’ di spoc­chia e di pol­vere. E’ come se una squa­dra di cal­cio pro­gram­masse i ritiri e gli alle­na­menti della pros­sima sta­gione in base al fatto che ha vinto uno scu­detto vent’anni prima. Per quanto la squa­dra e i suoi tifosi pos­sano essere fieri dello scu­detto vinto, non aggiunge pane alla zuppa: il futuro è altra cosa. Il che, sia chiaro, non toglie l’importanza della resi­stenza e la sacra­lità dei suoi prin­cipi (che infatti sono al pre­sente). Ma chiun­que l’abbia fatta.

Obama.

Obama io per­so­nal­mente non credo che sia par­ti­co­lar­mente un genio. Diciamo nella media dei capi di stato (i quali, spero sia chiaro a tutti celie a parte, sono soli­ta­mente di ottima cara­tura men­tale. Sì, anche Ber­lu­sconi o George W. Magari in mala­fede, ma intel­li­genti. Poi, quel che vogliono sem­brare è un’altra cosa. Ma que­sta è cic­cia magari per un altro post). Ma obama ha fatto del cam­bia­mento, del rin­no­va­mento e della fre­schezza i suoi car­dini. E ne ha avuto ben donde, dopo l’ottennio repub­bli­cano. Spero che i miei tre let­tori con­cor­dino con me sulle basi: e cioè che l’obama pre­si­dente è il pro­dotto del mar­ke­ting demo­cra­tico. A Obama manca un pro­gramma glo­bale e asso­luto. Ma il suo grande pre­gio è che ha saputo, in cam­pa­gna elet­to­rale, cir­con­darsi di gente brava e pre­pa­rata. Ma soprat­tutto gio­vane. Il cari­sma di Obama è fatto di robe niente male, quanto a ora­to­ria, eh: cose come:

Era un credo scritto nei docu­menti dei padri fon­da­tori, che dichia­ra­rono il destino di una nazione. Yes we can.

Fu sus­sur­rato dagli schiavi e dagli abo­li­zio­ni­sti men­tre trac­cia­vano un sen­tiero verso la libertà: Yes we can.

Fu can­tato dagli immi­grati arri­vando da rive lon­tane, dai pio­nieri che si avven­tu­ra­rono a ovest con­tro un’impietosa e sel­vag­gia natura. Yes we can.

Fu il grido dei lavo­ra­tori che si orga­niz­za­rono, delle donne che arri­va­rono ai seggi, di un pre­si­dente che scelse la luna come nuova fron­tiera e di un re che ci portò sulla cima del monte e ci mostrò la terra pro­messa. Yes we can.

Sì, pos­siamo avere giu­sti­zia ed uguaglianza.

Sì, pos­siamo avere oppor­tu­nità e prosperità.

Sì, pos­siamo risa­nare que­sta nazione, sì pos­siamo ripa­rare que­sto mondo.

Yes we can.

Sap­piamo che la bat­ta­glia innazi a noi sarà lunga, ma ricor­da­tevi sem­pre che qua­lun­que siano gli osta­coli sul nostro cam­mino, nulla può fer­mare il potere di milioni di voci che chie­dono di cambiare.

Un coro di cinici ci ha detto che non pos­siamo far questo.Diventeranno solo più rumo­rosi e dissonanti.

Ci è stato chie­sto di fer­marci e di ren­derci conto dell’assurdità della cosa. Siamo stati avvi­sati di non offrire alla gente di que­sta nazione una falsa spe­ranza. Ma nell’improbabile sto­ria che si chiama Ame­rica non c’è mai stato nulla di falso nella spe­ranza. Ora le spe­ranze di una bam­bina in una scuola peri­co­lante a Dil­lon sono le stesse dei sogni di un ragazzo che impara sulle strade di Los Angeles.

Ci ricor­de­remo che qual­cosa sta acca­dendo in Ame­rica. Che non siamo divisi come sug­ge­ri­scono i nostri poli­tici. Che siamo un popolo solo, una nazione sola, e insieme comin­ce­remo il pros­simo grande capi­tolo della sto­ria ame­ri­cana, con tre parole che risuo­ne­ranno da costa a costa, da oceano a scin­til­lante oceano.

Yes. We. Can.

Il cari­sma di Obama, io vor­rei che me lo tro­va­ste in Ita­lia. Ma il cari­sma di obama non è di obama: è di un ragazzo ven­ti­seienne, lau­reato in let­tere ad Har­vard. Che di mestiere scrive i discorsi di Obama. Chi scrive i discorsi di Fas­sino? O di Fran­ce­schini? Qual­cuno sa il nome di un ven­ti­seienne lau­reato in let­tere che scrive gli inter­venti di Napo­li­tano? Ecco. Que­sto è il pre­gio di Obama, non l’avere un pro­gramma uni­ver­sale di riso­lu­zione dei pro­blemi. Ma que­sto pro­gramma non lo hanno avuto mai, nean­che marx, lenin o maotsetung.

Con­cludo, dicendo che la scien­ti­fi­cità, la spe­ri­men­ta­zione, non è alchi­mia. Mischiare e vedere cosa esce fuori dif­fi­cil­mente porta a risul­tati. Certo, la spe­ri­men­ta­zione è impor­tante, e biso­gna veri­fi­care i risul­tati. Ma prima biso­gna pen­sare a cosa fare.

Ma “infor­miamo i signori viag­gia­tori che tra pochi minuti arri­ve­remo nella sta­zione di Genova piazza prin­cipe. Next stop Genova piazza prin­cipe.” E quindi chiudo. Ma voi, oh, but­ta­tevi nella mischia e fateci sapere che ne pensate.

 
  • ehi, ehi, non ci ‘amo capito, e me dispiàs.
    «Il lavoro non si tocca» era un esem­pio mio che ti dava ragione a te: non pro­gramma nè tro­vata geniale — dicevo nel mio post — ma, appunto, dogma. Che spesso ha por­tato e porta a robe aber­ranti come difen­dere indu­strie mor­ti­fere, pro­prio per­chè da tempo manca una visione, un pro­gramma, globale.

    E, forse non ho saputo spie­garmi, quel pro­gramma dev’essere in grado, per acchiap­pare la gente, di incar­nare for­te­mente una spe­ranza di miglio­ra­mento: anche attra­verso la riva­lu­ta­zione di un pas­sato — come infatti fa Obama con i pio­neri — che nel momento in cui lo difendi e lo riven­di­chi diventa un «tuo» patri­mo­nio, com’è giu­sto, con­tro chi invece lo vor­rebbe svi­lire e dimenticare.

    L’alchimia: anche accet­tando che «La Scienza» sia una scienza esatta :-) , nelle scienze umane si può solo pro­ce­dere per ten­ta­tivi e nes­suno può nep­pure avere un’idea, ora come ora, di quale ten­ta­tivo potrà dare qual­che risul­tato.
    Le Idee, tante idee invece, sono state pen­sate e spesso anche già pro­vate su pic­cola scala.
    Ma c’è ancora troppa gente, nella vasta area che com­prende i «sin­ceri democratici» — siano essi sini­stri o rosini o solo sin­ceri  — che non ha la minima idea di quante e quali idee inno­va­tive stiano attual­mente cir­co­lando per il mondo. Di quante siano già state messe in pra­tica, di quante offrano solu­zioni sem­plici a pro­blemi con­si­de­rati com­plessi: io stessa, che lo dico, ne so solo un po’, e male.
    Per­chè, certo, noi nel mar­ke­ting non siamo invece bravi per nulla, e anche suc­cede che chi ha ottime idee in genere ha ben pochi soldi.
    Ma ciò non toglie che siano que­ste idee inno­va­tive quelle su cui andrà fon­dato un pro­gramma che possa avere un minimo di senso.
    Epperò, guarda qui cosa mi fai fare, un commento-fiume… :-(

  • Ah! No! I com­menti fiume! :D :D no dai scher­za­part, direi che siamo con­cordi :) Però gli è che tutto il punto dall’inizio è che in realtà secondo me il pro­blema è alla radice: se accetto che ber­lu­sconi fac­cia poli­tica teo­lo­gica (e teo sarebbe lui stesso, secondo lui) e quindi parli per prin­ci­pii e pre­senti, mi sem­bra assurdo che lo fac­ciano i sini­stri demo­cra­tici: il ten­ta­tivo di solu­zione è: obama ci ha face­book e vince? Anchio Anchio! Salvo poi non vin­cere, per­ché face­book non è il motivo per cui obama ha vinto. Oppure, Ber­lu­sconi vince per­ché è una per­sona e l’elettore si inden­ti­fica con una fac­cia e non con un par­tito? Anchio! Anchio! Vel­troni pre­si­dente. Ma l’elettore medio (evi­den­te­mente e pur­troppo) vuole una per­sona, e vuole che sia ber­lu­sconi. Non basta met­terci una fac­cia. Ecco, tutte que­ste cose qui sono fatte per alchi­mia. Un po’ di que­sto, un po’ di quello, chissà magari trovo la pie­tra filo­so­fale. Invece, io volevo dire che ci vuole delle pro­po­ste al futuro, ci vuole il non par­lare di colpa e il non affos­sarsi sugli ideali fini a sé stessi. Se per caso hai resi­stito alla nau­sea e hai guar­dato il discorso di fran­ce­schini che ho lin­kato, avrai notato che ini­zia con una cosa del tipo (la para­frasi è mia): «mi hanno detto che sono sfi­gato. Beh, sap­piate che siete stati pro­prio stronzi.» Min­chia. Il tuo pro­get­tone di par­tito mostro sta morendo di morte, tu sei quello che fa l’ultimo baluardo per sal­varlo e tutto quello che sai dire è mi avete detto sfi­gato che stronzi che siete? E poi, eh sì pen­savo che andasse diverso ma effet­ti­va­mente c’è un pro­blema– Dob­biamo tro­vare il modo di fare meglio da oggi in poi. Ma dov’è una pro­po­sta poli­tica? Dov’è una voce forte di rin­no­va­mento da una realtà che tu stesso ammetti fallimentare?

    Ecco. Que­sto volevo dire. E così anche io mi son fatto un com­mento fiume :D

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