Cum Grano Salis: il blog di paolino — economia, politica e tutto il resto…

La cacca del diavolo e l’inflazione

Voi non lo sapete, ma io ho nuovi entu­sia­smanti divertimenti.

Il para­ca­du­ti­smo estremo? No, più assurdo. I film di Woody Allen? No, più diver­tente (io Woody Allen abba­stanza lo odio). Ebbene sì: l’economia.

L’economia è una scienza strana, e quindi in effetti è sim­pa­tica. Lo so che direte ora che non è vero, che argh!, che cosa stai dicendo, l’economia fa schifo. E’ tri­ste. E’ il male. E’ tutta colpa
dell’economia, ecce­tera. Anche io lo pensavo.

Poi ho avuto un’epifania: l’economia, mi hanno detto, è una scienza senza valori, nel senso che uno i valori ci mette i suoi e usa l’economia per met­terci bene i suoi valori. In realtà, come la fisica per dire, che a seconda dei valori che uno ha serve per fare le bombe ato­mi­che o per aprire i barat­toli di sugo sot­to­vuoto, ecco.

Prima di ini­ziare a par­larne, vor­rei solo met­tere in chiaro ancora una cosetta pic­cola ma impor­tante: non ne so tanta, quindi più che una divul­ga­zia que­sto posto qui vor­rebbe essere uno spunto di discus­sione.. Come dire, niente di più facile che abbia capito pan per
lan­terne. Ecco.

Dun­que, come dice Moni Ova­dia, tutto sta a ven­dere com­prare ven­dere com­prare ven­dere com­prare. Ma par­tiamo dal principio.

Pren­diamo back, il cane rosso bastardo fuori e den­tro. Ecco, back ha chia­ris­simo in testa il con­cetto di “mio”. Se pro­vate a dar­gli per dire un osso di ginoc­chio di mucca, lui se lo prende, se lo
custo­di­sce, vi rin­ghia se lo volete ripren­dere. Fin qui tutto bene, a parte che vi vedo già stra­buz­zare gli occhi, e con la schiuma alla bocca dire “non sta­rai mica dicendo che la pro­prietà pri­vata è un con­cetto innato eh!?”

Ecco beh sì, la pro­prietà pri­vata è un con­cetto innato, ma è molto più com­pli­cato di così. In pra­tica, è come dire: mi piac­ciono le scarpe rosse, o i com­piu­teri mac, o appar­te­nere ad un gruppo, per esem­pio la gente di sini­stra o la croce rossa o che ne so, e sono dispo­sto a dare
qual­cosa in cam­bio per averli, soldi, tempo, fatica, che ne so.

Back il cane rosso, essendo un pre­mio nobel, sì, ma pur sem­pre un cagnetto, invece, non con­ce­pi­sce il con­cetto di scam­bio. L’osso è mio e basta. Ora voglio i gratti sulla testa. Anche i bimbi pic­coli la vedono così: tutto è dovuto, voio quello. Se no, capricci.

Ora, sic­come i soldi sono la cacca del dia­volo, fac­ciamo per un momento finta di abo­lirli, di tor­nare a fare i fric­chet­toni che barat­tano. A monte le ban­che, la borsa e tutto il resto.

Fun­ziona benis­simo, fin­ché siamo d’accordo. Cioè fin­ché ho qual­cosa da scam­biare che a te serve e non hai e vice­versa. Tipo: la E. ha un vasetto di melan­zane sott’olio e io invece la salsa bar­be­coa alla birra. Se mi dai un vasetto a me io ti do un barat­tolo a te e tutti amici. Ora però sup­po­niamo che a me le melan­zane mi fac­ciano schi­fis­simo (ciò è falso e ten­den­zioso, si badi, e io sono
asso­lu­ta­mente favo­re­vole ad un even­tuale scam­bio come il suc­ci­tato). La E. però met­tiamo che non abbia altro che melan­zane, quest’anno. Lei vor­rebbe la salsa bar­be­coa, ma non ha nulla da darmi in cam­bio. Allora potrebbe scam­biare le melan­zane con degli zuc­chini, dare a me gli zuc­chini e avere la salsa. Vittoria.

In effetti que­sto metodo fun­ziona abba­stanza bene. Per ora teniamolo.

Evviva, siamo una comu­nità fric­chet­tona che ha abo­lito la cacca del diavolo.

Ecco, è evi­dente una cosuc­cia: che sic­come non c’è i soldi, le melan­zane, gli zuc­chini e la birra per la salsa non è che li com­pri alla coop o dal besa­gnino: devi o pro­dur­teli o scam­biarli con qual­cosa
che hai pro­dotto con qual­cuno che li ha prodotti.

Ci divi­diamo quindi la terra a dispo­si­zione: un pez­zetto per cia­scuno. Io ci col­tivo il lup­polo e l’orzo, la E. le melan­zane e la Nes­sie gli zuc­chini. Tutto fila a gon­fie vele, e la comu­nità si
allarga. La terra è fer­tile, le piogge gen­tili e tutto è come in una stuc­che­vole fiaba da sussidiario.

C’era una volta, però, che la nes­sie aveva unite le sue terre all’uliveto pale­sti­nese, ché sta­vano insieme oh che gau­dio. Poi gra­ziad­dio lo abbiamo sra­di­cato. A que­sto punto, la nes­sie ha due
pezzi di terra, ma rie­sce a mala­pena a col­ti­varne uno solo a prez­ze­molo e basi­lico ikea. Quando arriva la amber che dice chef­figo anche io voglio venire con voi, la terra in di più della nes­sie la
nes­sie ce la può dare alla amber. Il fatto l’è che se invece di uno sono due, o tre, o mille, i nuovi amici che vogliono venire a vivere con noi, biso­gna deci­dere a chi darla, la terra. Ora, nel magico mondo dei mio mini pony la terra si ridi­vide per due o tre o mille e tutto fun­ziona. Ma nel mondo reale, con un mil­le­simo di campo non si pro­du­cono abba­stanza carote o melan­zane o capre per cia­scuno. Lo scopo del gioco è ovvia­mente stare tutti il meglio che si può. Fac­ciamo un esempio.

Diciamo che Anto­nella e Berto sono due nuovi amici. Vanno dalla nes­sie e dicono che ce l’hai della terra da darci, tu che ne hai ere­di­tata un bel po’ dall’ulivo pale­sti­nese? Ora, le pos­si­bi­lità sono
fon­da­men­tal­mente quattro:

  • la nes­sie dice no, tiene la terra lì e incolta. Un campo lo col­tiva, l’altro no. Ottiene un rac­colto, facendo una fatica tot. Anto­nella e Berto non otten­gono niente. Rispetto a prima, non cam­bia niente.
  • Oppure, numero due: la nes­sie dice certo, fate pure. Vi do tutta la terra. La nes­sie non col­tiva più. Ottiene zero, a zero fatica (ma un sacco di fame). Anto­nella e Berto otten­gono cia­scuno un rac­colto, a fatica tot a testa. La situa­zione di Anto­nella e Berto migliora (lafame è peg­gio della fatica), quella della nes­sie peggiora.
  • Numero tre: la nes­sie prende il campo incolto e lo divide tra Anto­nella e Berto. Anto­nella: mezzo rac­colto, mezza fatica. Idem Berto. La nes­sie come prima. La situa­zione della nes­sie è stabile,quella degli altri due migliora.
  • Numero quat­tro: la nes­sie prende i suoi due campi, li da uno a Berto e l’altro ad Anto­nella. Come il caso numero uno. Però dice: voi col­ti­vate i campi e mi date a me un terzo del rac­colto cia­scuno. A que­sto punto, Anto­nella e Berto fanno due terzi di rac­colto cia­scuno, con fatica un tot cia­scuno. La nes­sie invece ha due terzi di rac­colto ma a fatica zero. La situa­zione di tutti e tre migliora note­vol­mente. Per Anto­nella e Berto per­ché non hanno più fame, per la nes­sie per­ché non fa più fatica.

A que­sto punto è impor­tante con­si­de­rare che dob­biamo met­terci nella situa­zione in cui non siamo tutti amici. Per­ché, dite voi? L’economia schifa l’amicizia? Beh no, asso­lu­ta­mente, anzi. Il fatto è che essere amici di qual­cuno è un poten­tis­simo incen­tivo: per ami­ci­zia siamo dispo­sti a fare o dare cose a gra­tis. O per meglio dire, in cam­bio di affetto, stima, gra­ti­fi­ca­zione e robe così invece che melan­zane sot­to­lio. Se la stre­ga­noc­ciola mi chiede di aggiu­starle il com­piu­tero lo fac­cio gra­tis per­ché è mia amica, e quindi in realtà non è gra­tis ma è in cam­bio di rico­no­scenza e affetto e stima. Sic­come siamo amici, la sua rico­no­scenza, affetto e stima hanno per me un valore alto, più
alto del prezzo da pagare di sbat­ti­mento e noia e tempo che ci metto ad aggiu­starle il com­piu­tero. Se me lo chiede uno sco­no­sciuto, la rico­no­scenza, affetto e stima che ottengo dallo sco­no­sciuto sono di scarso valore per me. Vorrò invece delle melan­zane. Quante? Beh, più che posso e non meno di quante ce ne vogliono per pareg­giare lo sbat­ti­mento. Lo sco­no­sciuto farà il ragio­na­mento oppo­sto: quante melan­zane è dispo­sto a darmi? Meno che può e comun­que non più di quelle che lo con­so­le­reb­bero del com­piu­tero rotto. Que­sto in eco­no­mia si chiama rap­porto costi bene­fici. Io ho un certo costo, ad aggiu­stare un com­piu­tero, e lui ha un certo costo a non avere un com­piu­tero che fun­ziona. Io aggiu­sto il com­piu­tero dan­do­gli così un certo bene­fi­cio, e in cam­bio ottengo melan­zane che danno a me un bene­fi­cio. Ci met­tiamo d’accordo se entrambi abbiamo il mas­simo bene­fi­cio dalla cosa.

Ma tor­niamo allo scam­bio e alla comu­nità fric­chet­tona che a

bbiamo fon­dato. Sup­po­niamo di volerci com­prare un trat­tore. La strega, nella fat­ti­spe­cie. Vuole un bel trat­tore Apple, un trat­tore bianco con una mela sui copri­mozzi. Per sua for­tuna si da il caso che ci sia pro­prio un mem­bro della comu­nità che è capace a fare i trat­tori apple. Bene, credo sia evi­dente a tutti che ci vogliono un sacco di melan­zane sot­to­lio per un trat­tore. Per esem­pio diciamo che ci vogliono quat­tro rac­colti di melan­zane per un trat­tore. A que­sto punto ci sono due modi per­ché la strega possa pagare: o mette da parte per quat­tro anni le melan­zane (o meglio, ne mette da parte un po’ ogni anno per più anni, per­ché deve comun­que man­giare) e poi le da al trat­to­ri­sta in cam­bio di un trat­tore, oppure fa un puffo. Dice senta, trat­to­ri­sta, fac­ciamo che lei mi da un trat­tore ora, e io per tot anni le do tante melan­zane così. Son due modi, entrambi validi.

Vediamo il primo. Allora, è evi­dente che le melan­zane vec­chie dieci anni sono muf­fose e rag­grin­zite. Non si rie­scono a rispar­miare. Que­sto è un po’ uno scazzo. Anche senza volere il trat­tore, capita che un anno ci ven­gano un sacco di melan­zane e l’anno dopo sba­gliamo a
annaf­fiare e non abbiamo rac­colto. Il risul­tato è che ci siamo riem­piti di roba l’anno prima ma quest’anno non pos­siamo usare quell’avanzo lì. Sarebbe meglio avere un modo per ricor­darsi che
l’anno prima ho dato un sacco di melan­zane in giro e quest’anno vor­rei ria­vere indie­tro un po’ di zuc­chini. Un promemoria.

E allora ci incon­triamo una sera da sta­vros e deci­diamo che usiamo i sas­so­lini della spiag­gia. Se io ti do due melan­zane, tu non mi dai le zuc­chine se non ce le hai, ma mi dai quat­tro sassi. Io l’anno dopo torno e ti ridò i sassi e tu mi dai le zuc­chine che mi devi. Evviva! Ora pos­siamo met­tere da parte per il trat­tore. Dopo tipo otto anni che metto via sas­so­lini avuti in cam­bio delle melan­zane posso dare i sas­so­lini al trat­to­ri­sta e lui si farà dare zuc­chini a pro­fu­sione. Oppure posso fare una cosa più furba: andare di notte alla spiag­gia con un sec­chio, riem­pirlo di sas­so­lini e dire che io era cento anni che rispar­miavo sas­so­lini, e ora sono ricco. Non funziona.

Il modo che ripen­siamo allora è che usiamo qual­cosa di raro e che abbia un valore intrin­seco. Gli esseri umani le cose che luc­ci­cano e hanno in pochi gli piac­ciono molto, e sono dispo­sti a pagare un certo tot di melan­zane per averli. Dia­monds are a girl’s best friend. E anche l’oro, per dire. L’oro non serve pra­ti­ca­mente a niente, ma ha due grossi van­taggi: non si spala sulla spiag­gia e non
arrug­gi­ni­sce. Vuol dire che alla mag­gior parte della gente con­viene di più otte­nere l’oro dalle melan­zane che andan­dolo a sca­vare di nasco­sto per imbro­gliare. E anche vuol dire che se mi dai oggi dell’oro, l’anno pros­simo è ancora buono, non arrug­gi­nito e non cor­roso. Quindi è un buon mate­riale di scam­bio. Diciamo che ti do un grammo d’oro per dieci melan­zane, e tu potrai tenerlo e poi riu­sarlo quando vor­rai. L’oro tra­lal­tro è bello pesante e dut­tile, così un bel po’ di valore in oro è tra­spor­ta­bile facil­mente, più facil­mente delle melan­zane o delle pecore che scam­bia­vamo finora (la pecu­nia, appunto). L’unico pro­blema rima­sto è essere sicuri che non ci imbro­glino. Per esem­pio, dicendo che un pezzo d’oro è un grammo quando invece è di zero­vir­go­laotto grammi, o che è oro e non ottone, ecce­tera. Come fac­ciamo? Con l’aiuto di un amico comune, o di un’autorità fidata. Pren­diamo qual­cuno che sia one­sto e pre­ciso. Quando io devo darti dei soldi, prendo i miei
pezzi d’oro, vado dall’onesto e pre­ciso omino, gli dico: mi cer­ti­fi­chi che que­sto oro è pro­prio un grammo ed è pro­prio oro? Lui dice sisì, mi fa una garan­zia, io ti porto oro e garan­zia e tutti siamo
con­tenti. Beh, tutti tranne il fidato omino: per­ché dovrebbe sbat­tersi col bilan­cino di pre­ci­sione? Certo, per un incen­tivo. Gli lasciamo un pochino dell’oro. Per esem­pio, gli diamo un grammo, lui ce lo mar­chia con un pun­zone appo­sito che si sap­pia che è solo suo, si tiene cin­que cen­te­simi di grammo e ce ne resti­tui­sce zero­no­van­ta­cin­que grammi, ma mar­chiati. E allora? Ci per­diamo? Beh no, per­ché invece di un grammo sono zero­no­van­ta­cin­que, ma cer­ti­fi­cati. Sic­come la tran­quil­lità di non essere stati fre­gati vale almeno cin­que cen­te­simi di grammo, ce ne stiamo di zero­no­van­ta­cin­que sicu­ra­mente buoni rispetto a un grammo forse falso. L’oro viene mar­chiato (col mar­chio, o marco, magari tede­sco veh) con mar­chi diversi in base al peso, ad esem­pio una lib­bra (o lira che dir si voglia…).

Orbene, a que­sto punto la strega può dare via melan­zane in cam­bio di lib­bre, par­don: lire d’oro. Quando ne ha raci­mo­late abba­stanza le può dare al trat­to­ri­sta per il suo trat­tore apple.

In realtà però c’è da con­si­de­rare una que­stion­cilla: il trat­tore avrebbe miglio­rato la resa del campo della strega noc­ciola. Sup­po­niamo che di base il campo pro­duca cento melan­zane all’anno. Col trat­tore invece cen­to­venti. Aspet­tare otto anni per avere il trat­tore men­tre si met­tono via le lire d’oro è uno schiaffo alla povertà: signi­fica but­tare via cen­to­ses­santa melan­zane, pra­ti­ca­mente. Ovvero, un rac­colto e mezzo e un po’ di avanzo. Scaz­zis­simo. Come fare? Facile, basta dire al trat­to­ri­sta: dammi il trat­tore e io te lo pagherò quando avrò le lib­bre, le quali le avrò celer­mente, per causa che il trat­tore mi aiu­terà. Già, eccel­lente. Ma di che man­gia, il trat­to­ri­sta, per que­gli anni che aspetta le libbre?

Momento, c’è il fidato amico, che lui ha un sacco d’oro e nes­suna melan­zana. Ricor­date? Quello che scrive sull’oro quanto pesa e si tiene la sua parte. Ecco, lui viene lì e dice alla strega noc­ciola:
fac­ciamo così. Io ti do subito le quat­tro­cento lib­bre che ti ser­vono, e tu me le ridai con calma quando le hai. Così ti puoi com­prare subito il trat­tore. Per il disturbo fac­ciamo che me ne ridai cin­que­cento invece di quat­tro­cento e a posto così. Come prima, tutti sono più con­tenti: la strega noc­ciola ha il suo trat­tore, il trat­to­ri­sta le lib­bre per com­prarsi melan­zane zuc­chine e capre, il fidato amico che ha cento lire in più. Evviva evviva. La cosa fun­ziona così bene che un sacco di gente va dal fidato amico a chie­derci delle lib­bre a pre­stito. Al fidato amico va così bene che mette un ban­chetto in piazza, poi un banco vero e pro­prio, e alla fine –le fem­mine si sa sono più in grande dei maschi– una banca. Facendo le cose in grande, all’amico ini­zia a scar­seg­giare l’oro. A que­sto punto fa due cose, una più ragio­ne­vole e una asso­lu­ta­mente azzar­data. Quella più ragio­ne­vole è que­sta: chiede l’oro alla gente che ce l’ha. Dice a tutti: se state rispar­miando dell’oro, fate così: me lo date a me, io ve lo tengo e quando lo rivo­lete ve lo rendo. In cam­bio vi do un po’ di soldi ogni tot che me lo lasciate. Que­sto tot è meno di quello che chiede lui, ma comun­que meglio di niente, e effet­ti­va­mente sic­come l’amico è fidato, si è tran­quilli che i soldi è come averli in casa ma con un valo­ruc­cio aggiunto. E a costo pra­ti­ca­mente zero, ogni caca­tella di mosca fa sostanza. Quei soldi che prende dalla gente, l’amico li mette insieme e li pre­sta a più rischio per più tempo ecce­tera come si diceva prima. Poi però fa un’altra cosa: pre­sta i soldi che non ha. Atten­zione per­ché è una cosa grossa, que­sta. In pra­tica dice: occhei, tu vuoi cin­que­cento lib­bre. Io invece di dar­tele in lib­bre d’oro, ti scrivo una nota che dice “cin­que­cento lib­bre. Sul mio onore, croce sul cuore, che se vuoi venirti a pren­dere l’oro da me in banca lo puoi fare quando vuoi, ma per ora ti lascio solo l’impegnativa. Fir­mato, l’amico fidato. Anzi, come si fa chia­mare ora: fir­mato il Gover­na­tore della Banca d’Italia”. Ecco fatto, ha inven­tato la nota di banca, ban­co­nota per gli amici. La bel­lezza della cosa è che que­sta ban­co­nota è, come si dice, “al por­ta­tore”: c’è scritto sopra “paga­bile a vista al por­ta­tore”. Cioè chiun­que ce l’abbia può richie­dere l’oro, chiun­que egli sia. E quindi sulla fidu­cia, quella carta lì vale tanto oro quanto c’è scritto sopra. Che è come dire che l’oro non serve più, fin­tanto che ci fidiamo del fatto

che lo pos­siamo pren­dere quando vogliamo. Que­sta cosa è una cosa geniale, per­ché il risul­tato è che abbiamo creato ric­chezza dal cilin­dro. In pra­tica nulla vieta all’amico di scri­vere un sacco di ban­co­note, tanto la gente se ne sta. In pra­tica, però, c’è anche da dire che que­sto tipo di gio­chetti sono ben
peri­co­losi. Vediamo perché.

Par­tiamo intanto dal fatto della fidu­cia: noi ce ne stiamo di lasciar­gli il nostro oro per­ché siamo sicuri che ce lo pos­siamo ripren­dere quando vogliamo. Poi anche che le ban­co­note fun­zio­nano
per­ché chi le accetta è sicuro di poter pren­dere l’oro quando lo vuole. In realtà però abbiamo visto che di oro non ce n’è per tutti, è una spe­cie di imbro­glio della banca. In pra­tica, si con­si­dera che in media non tutti vor­ranno l’oro nello stesso momento, e quindi quello che entra può uscire e tutto il resto è di carta come se ci fosse. In certi casi però scop­pia un casi­nuc­cio e tutto va ramengo. Tipo Mary Pop­pins quando il bam­bino urla non vogliono darmi i miei soldi! e
tutto il mondo chiede i soldi indie­tro per panico che non ce ne siano più. In quel caso lì non c’è più la fidu­cia di sot­to­fondo e va tutto ramengo. Oltre che in Mary Pop­pins suc­cede anche nel mondo reale, con la sto­ria dei sub­prime, ad esem­pio, che magari vediamo un’altra volta.

Comun­que, di fatto, se tutto il mondo vuole l’oro indie­tro dal nostro amico, l’amico non ce lo ha e quindi prima si deve ven­dere anche le mutande per avere dell’oro da dare e poi dichiara ban­ca­rotta e fal­li­sce. Il pro­blema in que­sto caso, oltre che dell’amico, è anche di tutti quelli che hanno delle ban­co­note della banca dell’amico, che diven­tano carta strac­cia, of course.

Ecco, poi c’è l’altra, più sot­tile que­stione: fac­ciamo che siamo tutti fidu­ciosi e non chie­diamo l’oro tutti insieme. Allora, il Gover­na­tore della Banca si prende bene e stampa ban­co­note a nastro. Per stam­parle, lui spende poco, diciamo pra­ti­ca­mente zero. Quindi a lui con­viene dare una ban­co­nota per qual­siasi valore in oro. Offerta spe­ciale: cento lib­bre in ban­co­note a dieci lib­bre d’oro. Sem­bra l’affare del secolo: tutti ci gua­da­gnano. Il ban­chiere gua­da­gna dieci, la gente gua­da­gna novanta. Cheffigo.

Ora siamo tutti ric­chi. Cosa suc­ce­derà? Bene, tor­niamo ai beni, cioè alle melanzane.

Fac­ciamo finta che le melan­zane costas­sero dieci lire al chilo. Prima, colle mie dieci lib­bre d’oro, me ne com­pravo quindi un chilo. Ora, con le mie cento lire di carta me ne com­pro dieci chili. Que­sto vuol dire, se tutti vogliono le melan­zane, che la domanda di melan­zane è dieci volte tanto. Non ce n’è per tutti, quindi dob­biamo liti­gare su chi si prende le melan­zane, che tutti ado­riamo a dismi­sura. Chi offre di più se le acca­parra, natu­ral­mente. Ora, il ragio­na­mento che fac­cio è: se
io le pago cento lire al chilo a me non mi cam­bia niente rispetto a prima, visto l’affare che ho fatto con le ban­co­note. Ma tutti pen­se­ranno la stessa cosa, quindi il nuovo prezzo delle melan­zane sarà
di cento lire al chilo. E voi direte: chis­se­ne­frega? Beh, insomma. Sup­po­niamo di avere da parte cen­to­mila lire. Per met­terle da parte, ci abbiamo messo un sacco di anni, ven­dendo zuc­chini dieci lire al chilo. Ci ser­vi­vano per com­prarci il trat­tore nuovo, per esem­pio. D’un tratto, quei bei sol­dini lì val­gono di fatto un decimo. In pra­tica ci posso com­prare un quin­tale di melan­zane, al
mas­simo. Que­sta cosa qui si chiama l’inflazione.

Dun­que gli è che se non posso com­prarmi il trat­tore (il cui prezzo, ovvia­mente è decu­pli­cato anche lui), vuol dire che l’anno pros­simo il trat­to­ri­sta pro­durrà meno trat­tori. Quindi non gua­da­gnerà gran­ché, e non potrà pagare degli sti­pendi con­grui a quelli che lavo­rano facendo
trat­tori, che non potranno più com­prarsi le zuc­chine. Quindi chi fa le zuc­chine non com­prerà melan­zane, e la E. non potrà com­prare la mia salsa bar­be­coa e così via. E quindi tutti sta­remo peggio.

Ecco, io l’ho capita così. Che ne pensate?

 
  • Ah ecco, non vor­rei che ci fos­sero frain­ten­di­menti… Man­cano dei pezzi eh, che poi ci aggiun­gerò magari: tipo che la moneta oggi non è con­ver­ti­bile in oro, o il fatto che la banca cen­trale e le altre ban­che, robe così… Insomma ho sem­pli­fi­cato :D

  • Ma l’ipotesi: la Nes­sie, Berto e Anto­nella col­ti­vano tutti insieme il pezzo di terra e si divi­dono equa­mente il frutto del lavoro?

  • Mmmm dun­que vediamo… Siamo sem­pre d’accordo che la gente è egoi­sta e che alla nessi di berto e anto­nella non gliene frega più di tanto, ok?

    Allora, così facendo la nes­sie cosa ci gua­da­gna? La situa­zione della nessi diventa che ha un terzo più di fame a un terzo meno di fatica. Ma la fame è peg­gio della fatica, quindi non le conviene.

    Que­sto per farla facile.

    In realtà ci vor­rebbe la teo­ria dei gio­chi, però veniva lungo chiossà.. magari un altro giorno par­liamo di quello ;) ma ti ho mica convinto?

  • Prima di tutto, la nota seria: come hai fatto a indo­vi­nare che voglio un trat­tore? e nello spe­ci­fico, Apple, sennò niente? sei un grande.

    Poi: tutti i ragio­na­menti filano fino al mec­ca­ni­smo dell’inflazione, che pare più com­pli­cato di come la fai tu, ma non ne so abba­stanza per dirti per­chè.
    In pra­tica, però, non è asso­lu­ta­mente vero che quando c’è infla­zione «tutti» stanno peg­gio: c’è invece chi ci si arric­chi­sce pro­prio alla grande. La spe­cu­la­zione tutta ita­liana sull’equivalenza euro-lira, che è fra le cause dell’attuale infla­zione, è un buon esem­pio di come alcune cate­go­ria si pos­sano arric­chire sulle spalle degli altri.
    Indi: non sarei così sicura che l’economia è di per sè neu­tra come altre scienze. Intanto per­chè non è una scienza esatta ma si basa su assiomi — l’uomo è egoi­sta, pies — e poi per­chè è la base con­creta del sistema sociale attual­mente pre­va­lente. Il fatto che altre forme di eco­no­mia non abbiano retto, finora, la prova dei fatti su larga scala, non signi­fica che non ne pos­sano esi­stere altre.
    Molte orga­niz­za­zioni, a comin­ciare da Attac che paiono i più bravi in que­sto senso, stanno esat­ta­mente stu­diando, o pro­vando ad appli­care, altri modelli eco­no­mici: finora non glo­bali, è vero, ma che comin­ciano a scal­zare alcuni assiomi.
    Tanto per fare un esem­pio, il micro­cre­dito ha dimo­strato che il pre­sup­po­sto » i poveri e le donne non sanno usare il denaro, per­ciò non con­viene pre­star­glielo» era una colos­sale bufala: eppure per gli eco­no­mi­sti era verità assoluta.

  • Lo sto leg­gendo a pezzettini.

  • @strega: ma non è che costava un euro, il trat­tore? :P

    Poi, meno seriamente:

    La sto­ria dell’inflazione è gigan­te­sca­mente più com­pli­cata di così.. Quando c’è infla­zione, di certo non tutti stanno peg­gio, ma direi che stiamo pen­sando a cose diverse. In effetti, la sto­ria lira euro è però una causa di infla­zione. Un po’ come stam­pare troppa moneta: il nostro amico fidato potrà essere mooolto più ricco degli altri alla fine. Ma que­sto non vuol dire che l’inflazione fac­cia arric­chire, nel senso che dici tu. Vuol solo dire che il porco, oltre ad essersi arric­chito ingiu­sta­mente, ha messo nella merda gli altri.

    Poi, l’economia dici che si basa su assiomi, ma in effetti anche la geo­me­tria si basa su assiomi. L’uomo è egoi­sta, beh… Io direi che l’uomo è fot­tu­ta­mente egoi­sta, e anche la donna… E non è detto che sia pro­prio sem­pre un male… Tutti quanti siamo egoi­sti, non trovi?

    Altre forme di eco­no­mia non so cosa intendi, se non intendi che l’economia è il capi­ta­li­smo mode­rato e bor­ghe­sotto che abbiamo ora.. Se così siam d’accordo, il discorso è ben più gene­rico, e voleva solo essere descrit­tivo. Chiaro che beh sì facile che un altro mondo è pos­si­bile.. Anche se son quasi sicuro che non come inten­dono i fric­chet­toni noglo­bali… Che però meri­te­rebbe tutto un discorso a parte, com­pren­dente «per­ché boi­cot­tare l’equosolidale» e «Cucire i pal­loni fa bene ai poveri»… Ma sarebbe tutta un’altra sto­ria e magari la si fa (per pro­vo­ca­zione s’intende :P )

  • Ooooohhh! Grande Pao­lino… Era dal 2004 che non sen­tivo «par­lare» di eco­no­mia. Ma sono fer­rata, eh si. E quindi aspetto con ansia di par­lare di teo­ria dei gio­chi e di pas­sare dalla micro alla macro. E le eco­no­mie di scala?
    Ma mi piace anche l’inflazione, si è un bell’argomento. Magari un giorno ti rac­conto di una con­fe­renza di due eco­no­mi­sti di Attac, che ne ave­vano una visione poco orto­dossa, direi.
    Comun­que io ci ter­rei a dire che l’economia non è una scienza. Si posa tutta su degli assiomi che sono for­te­mente ideo­lo­gici e che radi­cano nella per­ce­zione che l’uomo ha di sè stesso in quanto ani­male «eco­no­mico». E quindi que­sti assiomi sono mute­voli e discu­ti­bili. E se un assioma muta, crolla tutta la teo­ria e biso­gna pen­sarne un’altra.
    Insomma, l’economia se la tira da scienza, ma è molto più filo­so­fia e socio­lo­gia, secondo me. Lo dici anche tu che le ban­che stanno in piedi sulla «fidu­cia». Ecco, per dire, la fidu­cia non mi sem­bra una cosa molto scien­ti­fica.
    O no?
    In tutti i casi… adelante!

  • @Giuli: gran bel com­mento, che mi dai un sacco di spunti… Giu­rin giu­rella che ti rispondo come si deve appena rie­sco… Ho già nella testa una divul­ga­zia di teo­ria dei gio­chi… E poi anche una cosa sulla «fidu­cia» e le rela­zioni sociali… Che non ci cre­de­rai ma le ho stu­diate (e ci ho anche lavo­rato un po’ sopra) a suo tempo in modo deci­sa­mente troppo mate­ma­tico per i gusti della mag­gior parte di voi, ma ciononostante.

    Ade­lante adelante!

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