Indovina chi è ultimo?
Io la rivoluzione in piazza non ci ho mai creduto. Lo sanno bene che non ci ho
mai creduto quelli della comunety. Lo sanno, che non sono neanche proprio di
sinistra. Lo accettano, pure, anche se menandolo un po’. Però…
Però ho i miei principi, da quasi-trentenne, quasi-che-convive,
quasi-tempo-indeterminato. E i miei principi, di solito, nel mondo reale, la
prendono nel culo. Ma è lo stesso, lo giuro: io ci vivo attaccato, e attaccato
bene, ai miei principi. Anche se stan sulle scatole a un sacco di gente e
soprattutto alla gente con cui vado più d’accordo. Me li tengo per me.
Io me li ricordo, i miei primi venticinquaprili. Via Fillak e Certosa
tappezzate di tricolori dell’anpi, W IL 25 APRILE, dicevano. C’è dei miei
compagnissimi amici che non l’han mai visti quei cartelli lì. E un’aria di
festa. Venticinque aprile è mia nonna che si va a mangiare da lei, le paste
alla crema sul cabaré di cartone e lo spago dorato col fiocco, la bottiglia di
vino dolce per brindare. Le tagliatelle fatte in casa, perché il venticinque
aprile è festa più che natale. Racconti di treni e battaglie dei poveri,
l’olio di noci nel far west del basso piemonte e il sale sulla caldaia della
locomotiva. Io che l’antifascismo dei giovani, quello senza se e senza ma.
Ancora adesso. E con orgoglio. Però…
Però c’è cose che non tornan mica: perché io mi ricordo di mio nonno che
raccontava di quando tornava dal lavoro, cenava veloce e usciva con la
bicicletta e il fucile e da mangiare per gli operai nelle fabbriche
occupate. Tutte quelle della zona. Con mia nonna che gli diceva con la voce
rotta tutte le volte «ricordati che hai due bambini…» Era dopo che era
tornato dalla guerra, dopo che la guerra era finita, lui arruolato a vent’anni
nella decima flottiglia MAS. Memento Audere Semper. Ricordati di osare sempre.
Ecco, allora non mi torna. Non mi torna che l’onore, che la patria siano roba
loro. Non mi va giù. Non riesco a sopportare che «sociale» faccia rima con
repubblica o con movimento. Perché la solidarietà, l’eroismo, l’onore e il
rispetto sono cosa nostra, o almeno lo dovrebbero essere. Secondo me, per
carità.
L’Italia, come la Storia, è nostra. E la fa il popolo.
La patria ce la siamo ripresa indietro nonostante badoglio, nonostante
mussolini, nonostante il savoia fuggitivo. Ed è nostra. Ce la siamo sudata in
montagna, per le strade, nel campanile della chiesa di Bellusco. E mi fa urlare
di rabbia l’idea che invece se la prendano loro, adesso. L’italia agli
italiani. Beh no. Voi che l’Italia l’avete lasciata al tedesco invasore, ora
proprio non avete diritto di reclamarla.
Ecco, allora indovina chi è ultimo?
Ultimo è chi parla e non ne ha il diritto.
