Cum Grano Salis: il blog di paolino — economia, politica e tutto il resto…

Divulgazia vera, in aiuto della etalpa 2

Tu dimmi quanto quanto…

Le robe quan­ti­sti­che sono inquie­tanti. Pra­ti­ca­mente tutto il dilemma
nasce dalla cosa seguente: prima c’era niu­ton, ve lo ricor­de­rete, che
dice ah! la luce è fatta di balette tutte lumi­nose. Però degli altri
invece dicono ah no! Sono onde. Le onde lumi­nose e tutte quelle belle
menate lì. A un certo punto fanno un espe­ri­mento che non ne posso
quasi più di sen­tirlo, quindi vabbè sta­te­vene. L’esperimento si chiama
della dop­pia fen­di­tura, e pra­ti­ca­mente viene fuori che la luce fa
inter­fe­renza. E l’unica cosa al mondo che fa inter­fe­renza sono le
onde. Quindi bonci. La luce è un’onda. Niu­ton ha sba­gliato. Pace
all’anima sua. E vis­sero a lungo felici e contenti.

Poi, un bel giorno, arri­vano i cruc­chi. I cruc­chi son sem­pre stati
pro­fes­sio­ni­sti nel fare casini immondi. Da ein­stein a hitler. Ecco, a
un certo punto gli dicono, al governo tede­sco: ma sarà il caso di
togliere l’acetilene dalle strade e met­terci le lam­pa­dine, che dite,
sarà il caso? E i cruc­chi son cruc­chi. In Ita­lia, avreb­bero detto beh,
certo, le lam­pa­dine le fa micro­soft in joint ven­ture con la coca­cola,
la mon­santo e la phi­lip mor­ris. Pagano e son dei fighi, e ci inse­gnano
come gira il mondo. Lam­pa­dine tutta la vita. Ma i cruc­chi no. I
cruc­chi son gente pre­cisa. E così dicono beh, fac­ciam come ci con­viene
di più. Ora la domanda è: cos’è che con­viene? Se ci pen­sate un attimo
arri­vate anche voi alla con­clu­sione: la cosa che con­viene di più è
quella che fa più luce con meno ener­gia. Ok. Allora fac­ciamo che
pren­diamo una lam­pa­dina, pren­diamo un lam­pione a ace­ti­lene e li
con­fron­tiamo. Poi fac­ciamo una bella rela­zione dove diciamo ah! Fa più
luce que­sta o fa più luce quella. E così fanno. Dicono al signor
sie­mens in per­sona ehi signor sie­mens, facci la rela­zione! Solo che…

Solo che suc­cede che gli scien­ziati son pignoli e pedis­se­qui. Non se
ne stanno mica di bah boh sì… La lam­pa­dina è lumi­nosa un po’ e un
po’ diverso l’acetilene mah invece secondo me no, l’acetilene è meglio
no è uguale bah boh senti fai un po’ quello che vuoi, tanto cosa parlo
a fare io. No, non se ne stanno pro­prio per niente. Non sono con­tenti
se non fanno un espe­ri­mento. E che espe­ri­mento fac­ciamo? Il pro­blema
di tutto sem­bra essere che a seconda che c’è neb­bia, o umido, o i fari
delle mac­chine o la luna piena o no o robe così i lam­pioni sem­brano
essere lumi­nosi diversi. Quindi ah! Fac­ciamo un bell’esperimento in
ambiente con­trol­lato. Pren­diamo due sca­tole uguali uguali, ci met­tiamo
den­tro a una una lam­pa­dina, den­tro a quell’altra un lam­pione ad
ace­ti­lene. Poi chiu­diamo le sca­tole, ci fac­ciamo un buchino e
guar­diamo nel buchino quale fa più luce. Eh! Ah! Ma a me mi sem­brano
boh… Tut­ted­due belle lumi­nose, a guar­darle dal buchino, dice il
signor sie­mens. E allora che fare? Ma poi si ricor­dano di max­well. Ve
la ricor­date anche voi, quella checca iste­rica che a dir­gli ah, hai
sba­gliato pesta i piedi per terra e piange tipo san­dra milo? Bene. Lui
si occupa di robe elet­tro­ma­gne­ti­che tipo la luce. Noi usiamo le sue
cavolo di for­mule rubate, vediamo dove viene più luce e siamo a
posto. Ochei. Fac­ciamo così. Dicono i tec­nici e i fisici e forse anche
qual­che inge­gnere della sie­mens. Fanno i loro bei con­ti­cini e vien
fuori che non fun­ziona un bel niente. Pra­ti­ca­mente che dal buchino
esce sem­pre ener­gia infi­nita. A que­sto punto, primo: la mate­ma­tica che
serve per spie­gare que­sta cosa non la rie­sco a scri­vere sul blogs, e
secondo gli Scioc­chi Uma­ni­sti scap­pano urlando tipo il dia­volo dopo un
gavet­tone di acqua santa a dir­gli fac­ciamo que­sto inte­gra­lino tra zero
e infi­nito. Ecco. Quindi serve un’analogia.

Allora, sup­po­niamo che la nes­sie e la manu­pi­lotta vivano in una
casa. Sap­piamo che que­sta ipo­tesi è vera, almeno fino a giu­gno quando
fini­scono i con­tratti da sup­plente. Que­sta casa ipo­te­tica però è un
sacco grande, così grande che ci stanno infi­nite per­sone den­tro. Tutte
le volte che per dire la pace­for­tis­sima, o l’amicojennifer o l’etalpa
ven­gono a genova, tro­vano posto, anche se arri­vano insieme e por­tano
tutti i loro ami­cici e gli ami­cici degli ami­cici. Suc­cede che un
sabato sera a casa della nes­sie­ma­nu­pi­lotta ci siano: tutti gli amici e
gli scroc­chin­qui­lini, gli amici ubria­coni degli stessi, gram­sci
ven­ti­nove al com­pleto che fa le prove, con tanto di aiu­ti­re­gi­sti,
ten­nici, par­ti­giani della nessi che ven­gono a guar­dare, più tutto il
pub­blico del mazda, gli amici di ogni pub­blico del mazda, il con­ve­gno
mon­diale degli scien­ti­sti, un raduno di trek­ker e uno di fans di
DNA. E poi altre infi­nite per­sone. Insomma. A un certo punto nella
casa ci sono infi­nite per­sone. E’ ovvio che ci sia un po’ di casino. E
infatti arriva il vicino di sotto che dice ah! smet­te­tela di fare
casino! Non bastano i letti che cigo­lano! Anche una festa infi­nita
volete fare, adesso! E chiama la polizia.

La forza pub­blica arriva. Fa il suo pip­pot­tone sul fatto che beh siete
un po’ tanti e dovre­ste far più piano, e poi fa la multa a
tutti. Cento euri a testa, mica poco! Ogni per­sona paga cento euri
(ognuno si era por­tato i soldi per la pizza e la birra, e invece paga
la multa… umpf). Il risul­tato è che infi­nite per­sone che danno cento
euri e i pulotti si por­tan via infi­niti euri. Mega­scazzo, bir­ra­fi­nita
e idee di rivo­lu­zione, che par­tono fon­da­men­tal­mente dal pic­colo Louis,
dalla E. e dalla nes­sie ofcourse. Famo un’azione. Chia­miamo Max
Planck.

Ora, è certo che le tre di cui sopra (forse esclusa la E.) non
avreb­bero mai chia­mato Planck. Però fac­ciamo finta di sì e andiamo
avanti. Com­pa­gno Planck ci pensa, riflette, e poi dice ok. So cosa
fare. Lo spiega alle tre sub­co­man­dan­tesse dello sval­volo serale e va
via. Il sabato dopo, stessa festa. Ven­gono anzi il dop­pio delle
per­sone, che poi è sem­pre lo stesso numero di per­sone. La sto­ria,
vichia­na­mente, si ripete. Ed ecco arri­vano i cara­bi­nieri. Tutto come
pre­vi­sto. Suo­nano alla porta. Chi è? Cara­bi­nieri. Men­tre sal­gono le
scale vi met­tete d’accordo così: uno prende tutte le mone­tine da un
cen­te­simo di tutti, un altro tutte quelle da due, un altro ancora
quelle da cin­que, da dieci, ecce­tera. In pra­tica ci sono solo una
per­sona con mone­tine da un cen­te­simo, una sola con quelle da due, una
sola con quelle da cin­que, e via così fino alle ban­co­note da cento
euri e da cin­que­cento euri. Quelle da cin­que­cento euri ce ne hanno una
per uno tutti gli altri che non hanno altro tipo di monete o
ban­co­note. Toc toc. Avanti! Ma prego, ma si acco­modi, signor
mare­sciallo! Cosa pos­siamo fare per lei? Guardi, docu­menti di tutti,
poi ci sarà anche la multa. Fac­cia cat­tiva da cara­bi­niere incaz­zoso
sve­gliato per venire a farvi la multa. Ecco, dice il mare­sciallo. Sono
cento euri a testa. Arriva il primo e gli da un sac­chet­tone di
die­ci­mila mone­tine da un cen­te­simo. Il mare­sciallo bar­colla, le fa
con­tare all’appuntato, poi sigilla il sac­chetto dicendo ah! che non
si abbia a dire che rub­biamo! son severo ma onesto,io! Ecco poi il
secondo, con cin­que­mila mone­tine da due, stessa scena, poi due­mila
mone­tine da cin­que, mille mone­tine da dieci, cin­que­cento mone­tine da
venti, due­cento da cin­quanta, cento da uneuro, cin­quanta da due, venti
biglietti da cin­que euri, dieci da dieci euri, cin­que da venti, due da
cin­quanta. Poi arriva quello con le ban­co­note da cento e gliene da
una. Sigil­lato, visto e pro­to­col­lato. La E. sog­ghi­gna sotto sotto
aspet­tando di vedere se la magia di Planck fun­ziona. Il mare­sciallo
dice avanti il pros­simo. Il pros­simo gli da una ban­co­nota da
cin­que­cento euri.

Ha da cam­biare, signor mare­sciallo? Beh no… Ah! E
come fac­ciamo? Ah eh boh, dice il mare­sciallo. L’appuntato pro­pone di
fare i resti coi soldi già riti­rati. Il mare­sciallo dice ah no! sono
sigil­lati! son severo ma one­sto, io. Quelli non li ria­pro più. Vabbè
guar­date, dice con aria sor­niona da cara­bi­niere che finge di venirvi
incon­tro per­ché non sa come fare. Direi che tanto sulla cifra ci
siamo. A posto così. Arri­ve­derci. La porta si chiude con un
click. State tutti e infi­niti in silen­zio men­tre fate fare i conti da
uno dei scien­ti­sti pre­senti. Quanto abbiamo rispar­miato? Allora,
vediamo, dice lo scien­ti­sta. Qui gli abbiamo dato mil­le­tre­cento
euri. Ah, dice un po’ delusa un’umanista cui sem­bra che siano una gran
bella cifra. Invece sabato scorso abbiamo dato infi­niti euri. Quindi,
infi­niti euri meno mil­le­tre­cento euri fa un gua­da­gno netto di
infi­nito! Parte un’ovazione gigan­te­sca da parte di tutti gli infi­niti
pre­senti… In lon­ta­nanza, di nuovo, il suono di una sirena di
gaz­zella.

Ecco. Que­sta è l’idea di Planck. In pra­tica, met­tete al posto del
taglio di moneta o ban­co­nota la fre­quenza della luce e met­tete al
posto della multa l’energia. E l’unità di misura dei cen­te­simi di
euro? Beh quella se la chia­miamo e come gli euri ci scon­fon­diamo. F?
G? No beh, è come anche E anche il nome di gente della comu­nety, poi
si mon­tan la testa… Ecco allora h. Un bell’h come unità di misura,
pra­ti­ca­mente un niente, visto che vale zero vir­gola
zero­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­zero
zero­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­ze­ro­sei
(0,00000000000000000000000000000000006) euri, par­don Joule per
secondo. Altro che cen­te­simi. Insomma, h non vale un’acca. Per­fetto,
il nome.

Allora planck dice ah! Ecco! In realtà non esi­ste nulla di bello
liscio e con­ti­nuo. Pro­prio come non esi­ste una ban­co­nota da sette
vir­gola novan­ta­sei euri, così tutte le robe del mondo sono
discrete. Sono fatti di robi indi­vi­si­bili e belli sepa­rati. Quanto
grandi? Beh.. Un tot, mul­ti­plo di h, evi­den­te­mente. Come tutti i soldi
sono mul­ti­pli di cen­te­simi di euro. Sono grandi un certo qual
quanto. Ecco appunto, un quanto. Blam. Rivo­lu­zione. Per­ché i quanti
sono fatti di roba tipo ener­gia, roba da onde, ma sono belli sepa­rati
come i chic­chi di riso par­boi­led, quindi si com­por­tano come par­ti­celle
di roba. Insomma, si com­por­tano sia da onde che da particelle.

Ok. Ma di che cosa sono fatti que­sti quanti, quindi? Eh boh… Bella
domanda. A me vien da dire di ener­gia, ma poi mica si sa bene che cosa
sia, que­sta ener­gia. In pra­tica però par­rebbe che non siano fatti di
gran­ché. Di sicuro non sono fatti di roba, di mate­ria: la mate­ria è
fatta di elet­troni e pro­toni e neu­troni. Un elet­trone quindi non può
essere fatto di elet­tro­nie pro­toni e neu­troni. Ora, par­rebbe, ma
que­sta cosa è un bieco trucco, che i quanti, anzi le par­ti­celle, come
le chia­mano gli scien­ti­sti, siano fatti di pro­ba­bi­lità. Pra­ti­ca­mente,
tanto per dire, un elet­trone è un pac­cotto di qual­cosa che è fatta di
un’onda. Un’onda che però non è come le onde di luce o di mare. E’
un’onda solo mate­ma­tica, di pro­ba­bi­lità, per essere pre­cisi. E tanto
per capire que­sta cosa che è solo mate­ma­tica la chia­mano fun­zione
d’onda. In pra­tica una par­ti­cella è un par­ti­co­lare svo­lazzo di
pro­ba­bi­lità. Que­sta fun­zione d’onda ha dei pic­chi e delle valli e
tutto il suo com­por­ta­mento dipende dalla probabilità.

Occhei, lo ammetto. Que­sto è dif­fi­cile. In realtà, nean­che i fisici
sanno bene come fun­zioni e si fanno attut­toggi mille pippe men­tali su
come fun­ziona cosa in que­ste robe qui. Però insomma, gros­so­modo dice
che è così. Pren­dete dei fotoni. Ricor­da­tevi di scuo­terli sem­pre,
sennò muo­iono come un pesce­rosso sotto un comò. Pren­dete il primo
fotone e guar­da­telo atten­ta­mente. Sco­pri­rete che o è un tipetto basso
e grasso, tipo Ollio, oppure lungo e secco tipo Stan­lio. Que­sta cosa
la sa anche la nes­sie quando gioca coi pola­roid. Ora, se ne guar­diamo
un bel po’ vediamo che circa la metà è di tipo Ollio, e circa metà di
tipo Stan­lio. Ecco che già vi vedo belli pronti a fare una teo­ria
fisica tutta vostra: metà dei fotoni son d’un tipo e metà
dell’altro. E’ una bella teo­ria, di per sé: è sem­plice, sim­me­trica e
ci sono risul­tati spe­ri­men­tali che la con­fer­mano. Bravi. Pec­cato per
una cosa, però. Che ci siam persi un pezzo di questione.

Il pezzo che ci manca è que­sto: che in realtà per ogni Stan­lio ci deve
essere un Ollio. Ecco cosa suc­cede. Sup­po­niamo di avere una
stanza. Sup­po­niamo che la teo­ria, una teo­ria con­fer­ma­tis­sima e molto
più impor­tante e veri­fi­cata e tut­til­re­sto della mec­ca­nica quan­ti­stica
e ancora di più della nostra nuova teo­ria che abbiamo azzar­dato, dica
e affermi «in ogni stanza ci deve essere lo stesso numero di stan­lii e
di ollii». Fuori dalla stanza pren­diamo due fotoni. Sup­po­niamo vera la
nostra teo­ria di prima. Allora sono pos­si­bili quat­tro opzioni: Due
stan­lii, due ollii, uno stan­lio e un ollio, un ollio e uno
stan­lio. Ok. Non guar­dia­moli. Entriamo nella stanza. A que­sto punto
guar­diamo i fotoni.

La teo­ria pre­vede che siano sem­pre o un olio e uno stan­lio o uno
stan­lio e un ollio, e così è spe­ri­men­tal­mente. Sem­pre. Non ci
sba­gliamo mai a pren­dere i fotoni. Il che non è pro­ba­bile. La visione
più sen­sata, allora, è che i fotoni (o qua­lun­que altra par­ti­cella, eh)
siano sem­pre sia stan­lii che ollii, fino a quando li guar­diamo. Fin­ché
non li guar­diamo, sono sia l’una che l’altra cosa, ma una volta visti
sono una cosa sola, o uno stan­lio o un ollio. Il per­ché guar­dare un
fotone decida il suo ruolo cine­ma­to­gra­fico (spin, lo chia­mano i
con­fra­telli scien­ti­sti) non si sa, è uno dei misteri irri­solti della
mec­ca­nica quan­ti­stica. Però fun­ziona, e ne abbiamo le prove.

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  • ma non è un po’ la stessa cosa che gli stu­pidi uma­ni­sti hanno chia­mato seren­di­pity, senza per­derci così tanto tempo?

  • Dio­Santo, sei un genio.
    Salvo che io avrei scom­messo che ben­ché più chiara, la tua divul­ga­zia non l’avrebbero letta per que­stioni di lun­ghezza. Ma la Stre­ga­Noc­ciola mi smen­ti­sce spe­ri­men­tal­mente.
    Allora attendo una divul­ga­zia (ce la fai con la 3 o devo atten­dere di più?) che arrivi anche a Higgs.
    Quindi, mi auguro che con­ti­nuino a non farti lavo­rare troppo.

  • qua in dipar­ti­mento abbiamo deciso che i pros­simi corsi di teo­ria di campo li fai tu… o almeno distri­bui­remo sot­to­banco le tue dispense ai poveri stu­den­telli che cer­cano di capirci qualcosa!

  • Un mio amico di nome Erwin lo spie­gava con un gatto in una sca­tola che era vivo ed era morto con­tem­po­ra­nea­mente fin­ché qual­cuno non andava a liberarlo…

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