A me piace scrivere
e però fino a pochi mesi fa quasi non me lo ricordavo… Qualche lettera, ogni tanto; poche volte lettere lunghe che a ripensarci te le potevi risparmiare, mica ne valeva la pena, in fondo. Un paio di canzoni ma senza impegno. Poi sì, qualche relazione, due seminari, tre presentazioni, una lezione. Migliaia di righe di codice. Ma queste ultime cose qui non valgono mica. Perché scrivere per scrivere, in italiano e con un senso è tutta un’altra cosa.
Io mi ricordo che scrivevo, da giovane. Al liceo, per dire. Che non che ora non son giovane, ma da più giovane, ecco. Scrivevo di gusto e lo sapevo pure fare, ogni tanto mi capita di rileggere robe che dico madonna come scrivevo, al liceo. Perché a diciott’anni è proprio vero che scrivono tutti e tutti sanno scrivere. E che dopo lo fanno solo i poeti e i cretini. E allora, visto che dall’alto della mia quota in SIAE e dei miei cinque pezzi distribuiti in nazionale (dalla deltadischi, la stessa di povia eh, per dire, Mr. quando i bambini fanno oh, che fa togliere il ferretto dalla molla di stavros) potrei pure definirmi un cantautore, o anzi solo un autore, ma invece non lo faccio perché a sentirli i miei pezzi non me lo merito (e lo dico sul serio, mica per falsa modestia), e visto che di sicuro poeta non sono, ecco allora mi becco questa botta di cretino autoinflitta e però tanto lo faccio col sorriso perché da qualche mese scrivo di nuovo.
Non bene come a diciott’anni, ma secondo me perché se ci scrivevano tutti, io e il mio superegocentrico superego dovevamo primeggiare. Invece adesso, tra cretini, posso anche essere un po’ più rilassato…
E infatti mi rilassa, scrivere. Mi piace, flusso creativo e riuscire a pensare più veloce di quanto scrivo e scrivere più veloce di quanto penso. Che non ti devi fermare per sincronizzare le due cose, al massimo un secondo di indovinello su quale sia il suono che ti piace di più da mettere a quel posto lì. Mi piace il clicliclic della tastiera o il fruscio e la consistenza in mano della penna sulla carta. E allora scrivo di nuovo, e piano piano magari torno a scrivere meglio, anche quasi come quando scrivevo a diciott’anni.
Perché adesso come scrivo mi dicono oh come sei bravo a scrivere, ma invece a me non mi convince, questo modo qui di scrivere, che a volte cambieresti le parole che ci avevi messo ma non sai come, non sai quali sono quelle giuste. E poi son ripetitivo nello stile, un po’. Che non mi dispiace, eh come stile, ma ognitanto mi stufa. Però a cambiarlo dovrei riallineare testa e mani, e mi toccherebbe pensare a velocità diversa da come scrivo e non mi va.
E il problema, adesso, è trovare il tempo, di scrivere.

jamila
15 nov, 2006
e come mai ci hai ricominciato, di scrivere?
lastreganocciola
15 nov, 2006
evvai con gli outing(s) ! hai centrato il problema, brother, ma facciamo il tifo. con molta curiosità, pure.
Ninniach
16 nov, 2006
come dici tu
se vuoi il tempo lo puoi trovare.. prenditelo perchè questa è una passione bellissima.
un bacio
nome comune
17 gen, 2007
be’, benvenuto tra i cretini.
non che io lo sia.
nome comune @ sestavocale.blogspot.com