Bunker
Non so se ci avete presente come e’ fatto un bunker. Cioe’, da fuori credo di si’, se siete di genova almeno, e almeno avete fatto un giro per i forti lo sapete: sono bassi, di cemento armato, squadrati e cogli angoli rotondi e le finestrelle piccole piccole. Alle volte li vedi mentre che passi e ti dici che fico, un bunker della seconda guerra mondiale, che tanto poi abbiamo vinto noi bunker o non bunker, marito o non marito, famiglia o non famiglia. Pero’ dentro forse non lo sapete com’e’ fatto un bunker. Perche’ non e’ come sembra, un bunker: affonda sottoterra per piani e piani, e piu’ scendi piu’ c’e’ freddo e umido e claustrofobia.
Ecco il disi e’ uguale, si entra al sesto piano e si inizia a scendere. All’inizio non sembra neanche pazzescamente inconcepibile: ci sono le finestre, e i terrazzi, e a volte persino della gente normale. Specie quando ci sono le lauree, e vedi le mamme e le nonne e i fratelli avvocati che vagano impauriti ed incerti, tra le passarelle ripide e fuori norma del terrazzo, che incerti ed impauriti si soffermano a studiare le macchinette del caffe’ e la procedura del lor utilizzo (inserire monete, importo esatto please. Poi selezionare la quantita’ di zucchero nel caso si tratti di caffe’ o suoi derivati e consimili: cappuccino, caffe’ macchiato, caffe’ lungo, mocacchino, caffe’ decaffeinato espresso, decaffeinato lungo, decaffeinato macchiato, cappuccino col decaffeinato, orzo, orzo lungo, orzo macchiato. Lo zucchero e’ stato invece deciso a priori dalla nestle’ nel caso delle bevande al gusto di: bevanda al gusto di cioccolata, al gusto di cioccolato forte, di caffe’ e cioccolato, al gusto di te’ al limone, di latte. Oppure per dieci centesimi, puoi avere un “solo bicchiere”. In realta’ secondo me e’ la troppa scelta che li confonde. Non come in germania, cheuna delle scelte era “brodo di verdure” ma insomma…). Poi scendi al quarto piano, ancora ancora, con la biblioteca e le aule studio aperte anche a chi non ci deve venire per forza, al disi, ma ci viene lo stesso, avvocati, medici, architetti. O almeno la di lor versione in nuce.
Quando pero’ prosegui nella discesa agli inferi, sei gia’ tre piani sotto al livello della strada. “Stavvi Minos, orribilmente e guata”. Ecco. Li’ e’ il vero bunker.
Il bunker mio specifico e’ la “stanza 319” del disi, laboratorio di architetture parallele e sistemi distribuiti. E’ uno stanzone con zero finestre, un condizionatore e una presa d’aria centralizzata. Il condizionatore lavora a volte, quando ne hanno voglia sia lui che il geometra responsabile della struttura. La presa d’aria prende l’aria dall’intercapedine portandosi dietro umido e, ogni tanto, odor di cadavere. Certi giorni e’ piccione, cert’altri topo. La luce neon a basso consumo, una volta che ti abitui non e’ malissimo, ma rende chiunque, nigeriano o polacco che sia, dello stesso colore slavato e smorto. Cosi’ alla fine non ci si fa piu’ caso e si e’ riconoscibili dagli altri, specie in agosto o cosi’.
Nel bunker mio specifico ci stiamo a volte io da solo e a volte fino a in cinque, ma di solito in due o tre, con gli altri due che sono giuseppe e diemmerre.
Il bunker e’ la tappa principale della giornata per me: e’ un posto da vedere, se non lo conosci, un po’ come Birchenau, mentre invece se lo conosci non e’ che ci sia tanto da vedere. In compenso ci sono un sacco di computer tutti in rete tra loro dove fare la tesi. O meglio dove dovrei fare la tesi, invece di perdere tempo a scrivere i blog. E poi nel bunker parliamo un sacco in informatichese e andiamo a vedere la luce su fino al quinto piano, che e’ come dire la prima classe del titanic, mentre noi siam li sotto, sala macchine o pancia di balena, noi novelli Giona digitali. Saliamo al quinto piano per prendere un caffe’. Poi di nuovo per un caffe’. Poi ancora un caffe’ e un altro ancora. Poi entra qualcuno che dice volete un caffe’? E via tutti su a veder la luce con la scusa del caffe’.
Io questa dieta di caffe’ mi sta credo uccidendo.
Ah pero’ tutte quelle opzioni di caffe’ mica mi fan paura.
